BAGNI DI LUCCA (DINTORNI) — MONTI DI VILLA: RIOLO. (Fot. Pellegrini).
Recenti e ben intesi restauri consolidarono il campanile, costruttivamente anteriore alla facciata: fu ripristinata la tettoja a capriate e riaperta la porta di tramontana. La parte absidale è del sec. XVIII. È da augurarsi che nuovi lavori rimuovano questa bruttura, così che la chiesa torni in modo compiuto al suo primitivo carattere.
S. GEMIGNANO DI CONTRONE — PIAZZA. (Fot. Pellegrini).
Tra gli oggetti preziosi che si conservano nella sacrestia è da ricordare un Crocifisso d'argento, alto 44 centimetri, con le figure del Redentore nel mezzo, della Vergine, di s. Pietro e di s. Paolo intorno e, nella parte posteriore, gli emblemi dell'agnello, dei quattro Evangelisti e la figura di s. Paolino primo vescovo di Lucca. Notevoli paramenti del sec. XVII, due candelieri in ferro battuto, ceramiche, coperte perugine e più statue scolpite in legno. Tra queste un s. Martino a cavallo del XV secolo: opera più unica che rara, e degna di essere accolta in un museo. Di grande interesse sono pure le statue della Vergine e dell'Angelo annunziatore, dovute forse a un maestro pisano.
S. CASSIANO DI CONTRONE — LOCALITÀ DETTA VIZZATA. (Fot. Pellegrini).
Da S. Cassiano si può proseguire per la celebre vetta del Pratofiorito, alta 1298 metri sul livello del mare, ma più che altro famosa per la sua singolarità e per la bellezza della veduta che di là si scopre. Chi la osserva dal basso non comprende certamente il suo nome: ché non potrebbe invero immaginarsi montagna più rocciosa, più arida, nuda e priva di vegetazione. Ma a chi giunge sul culmine si distende improvvisamente dinanzi, oasi incantevole, un vasto altipiano che, specialmente nei mesi di maggio e di giugno, è tutto smaltato di fiori, occhieggianti colla vivezza delle loro tinte in mezzo al verde smagliante dell'erbe: fiori ed erbe che i botanici raccolsero e studiarono e di cui il dottor Giannini compilò un catalogo, pubblicato in appendice al libro del Carina sui Bagni di Lucca, al quale potrà ricorrere chi s'interessa di simili studî. Noi starem paghi ad ammirarli vivi sul luogo, sotto la luce del sole che li investe e li accende e ne rende più ardenti i colori; ed anche a valercene come di molle tappeto per riposarci dalla fatica della non breve ascensione. E là sdrajati, ci sarà dolce ricordare come piacesse a Franco Sacchetti immaginare che questi luoghi fossero dimora alle vaghe montanine pastorelle da lui cantate così soavemente, in quei versi nei quali è pure esplicitamente nominato il Pratofiorito: