LUCCHIO — PANORAMA.

Molte e molte altre escursioni possono farsi dai Bagni di Lucca pur rimanendo nei loro dintorni: ma di queste non faccio menzione, perché escono dalla circoscrizione territoriale che mi sono assunto di brevemente illustrare.

COREGLIA.

Il nome che questo paese ancor reca, cioè Coreglia Antelminelli, dice da sé com'esso sia stato baluardo importante e residenza preferita della famiglia Castracane degli Antelminelli, alla quale appartenne Castruccio. Ma le memorie del luogo risalgono ad epoca molto anteriore giacché ne troviamo menzione perfino in documenti del secolo X. Dipendeva allora dalla Pieve di Loppia, nel Barghigiano; e un atto del 994 prova che le rendite ecclesiastiche dovute dagli abitanti di Coreglia alla detta Pieve, furono dal vescovo Gherardo cedute in enfiteusi ad un Rolando di Giovanni, progenitore dei Rodalinghi di Loppia. Nel 1048 ne era signore Uberto di Rodilando che ne donò parte a un Giovanni detto Ghezio e a un Guidone figlio di Tenzio: nel 1272 era già capoluogo di Vicaria e contendeva con Castiglione e con Barga, provocando più volte l'intervento del Comune di Lucca. Finalmente, salito al potere Castruccio, Coreglia divenne sulle prime centro dei suoi avversarî: ma il gran capitano la strinse d'assedio e dopo 58 giorni la costrinse ad aprirgli le porte. Morto Castruccio, ebbe Coreglia per vicario Santi Castracane dei Falabrini di Lucca: ma il re Giovanni di Boemia lo destituì e pose in suo luogo Francesco Castracane degli Antelminelli. A lui, verso il 1340, il castello fu tolto dai Fiorentini: se non che, nel 1352, egli riuscì a riconquistarlo e assunse allora il titolo di Conte di Coreglia, riconfermatogli nel 1355 da Carlo IV. A lui, i Pisani, divenuti padroni di Lucca, avevano assegnato per anni quindici il profitto delle gabelle del Bagno a Corsena.

Pochi giorni dopo avvenuta tale solenne investitura, Francesco Castracane moriva ucciso, con un de' figliuoli, per mano di Valeriano e di Arrigo, figli del grande Castruccio. Successe allora nella signoria di Coreglia l'altro figliuolo di Francesco, Nicolò: poi il castello, alla morte di Paolo Guinigi signore di Lucca, tornò in potere dei Fiorentini, i quali peraltro, nel 1438, lo rilasciarono alla Repubblica di Lucca, cui rimase lungamente soggetto, con tutti i paesi della sua Vicaria. Successivamente una parte di tal Vicaria passò al Comune del Borgo a Mozzano e l'altra formò quello che è anc'oggi il Comune di Coreglia, circoscritto dalla Fegana che lo separa dai Bagni di Lucca, dall'Ania che lo separa dal Barghigiano, e dal Serchio che lo divide dal Comune del Borgo a Mozzano.

In questi tre corsi d'acqua passano, ai punti di confine, tre ponti che meritano di essere qui ricordati. Il primo a incontrarsi, da chi si rechi dai Bagni di Lucca a Coreglia, è quello sulla Fegana, torrente che scende dalle vette dell'Appennino e si getta nel Serchio.

Il ponte, ideato con ardito disegno dall'architetto Nottolini cui si debbono molti pregiati lavori nel territorio lucchese, fu cominciato a costruire sotto il Governo Borbonico, nel 1841. Gli avvenimenti politici del '47 ne fecero sospendere i lavori, né il Governo Lorenese si curò mai di riprenderli. Finalmente, dopo ben 27 anni, nel 1874 la grandiosa opera fu tratta a compimento e riuscì degna di vera ammirazione, poiché consta di un unico arco avente metri 48,50 di luce e 7 di saetta, senza alcun appoggio, per modo che il Ponte alla Fegana occupa, per la sua ampiezza, uno dei primi posti fra i ponti d'Italia.

L'altro ponte che successivamente s'incontra, cioè il Ponte a Calavorno, merita di essere ricordato per altre ragioni: cioè per la sua antichità e per la bizzarra sua architettura. Il nome gli derivò dal Castello di Calavorno anticamente esistente in quel luogo. Si argomenta che sia stato costruito dagli Orlandinghi o Rodalinghi, signori feudatarî di Loppia, i quali erano patroni dell'ospedale di S. Leonardo in Calavorno.

È noto che, nel medio evo, gli ospedali si costruivano abitualmente in vicinanza dei ponti, per renderne più facile l'accesso, ed è quindi probabile che i Rodalinghi curassero la edificazione sì del ponte e sì dell'ospedale. Si opina da taluni storici, ma non è certo, che il primitivo ponte a Calavorno venisse distrutto dall'incendio che i Lucchesi appiccarono a quel Castello nel 1171: certo, nel secolo XIV, il ponte era così mal ridotto che, nel 1376, gli ufficiali delle varie Vicarie circostanti chiesero più volte, alle pubbliche autorità, sussidî per effettuarne il restauro: e i sussidî furono in parte concessi e il ponte ricostruito nella forma che anc'oggi conserva.

La sua architettura ricorda quella del Ponte del Diavolo per lo sbilancio di altezza tra i soli due archi che lo compongono: l'uno de' quali ha 47 braccia di luce e una curva molto accentuata, mentre l'altro, a sostegno della parte pianeggiante, è appena un terzo del principale: ponte, per conseguenza, assai scomodo al valico: ma bello e pittoresco alla vista, tanto più perché incorniciato dalle alte e verdi montagne, dall'alto delle quali lo guardano i paesi di Ghivizzano, di Coreglia, di Vitiana, di Lugnana da un lato, di Gioviano, di S. Romano, di Cardoso dall'altro. — Meno notevole è il terzo dei ponti su ricordati, cioè quello in pietra sull'Ania, ove è anche un popoloso borgo di cui dovremo far parola tra breve. — Ora torniamo a dire di Coreglia.