BAGNI DI LUCCA — PONTE A CALAVORNO. (Fot. Spooner).
Le case del grosso paese si aggruppano fitte tra loro e stanno, a dir così, scaglionate lungo le vie ripide e anguste: una volta eran difese da solide costruzioni militari, giacché Coreglia, come sappiamo, fu castello e fortilizio di molta importanza al tempo dei Castracane. — Ora sono state ammodernate e ritinte in varî colori ed hanno, per buona parte, assunto un aspetto di pulitezza ed eleganza, indizio delle floride condizioni economiche de' lor proprietarî. Delle antiche fortificazioni non mancano resti, specialmente nella rôcca o fortezza, che domina il paese dal vertice del monte e che mostra ancora i ruderi de' suoi muraglioni. — Fino al principio del secolo XIX vi esisteva accanto una bellissima torre, che un prete insipiente, divenutone possessore, distrusse per adoprarne le pietre come materiale da costruzione.
All'ingresso del paese è una delle più antiche tra le chiese della provincia di Lucca, cioè la chiesa dedicata a s. Martino e costruita nel secolo VIII, come si rileva da un documento dell'archivio parrocchiale.
Questa però non è la chiesa principale di Coreglia: la principale è quella di S. Michele, costruita nel 1200. Doveva esser bellissima di architettura, come si rileva da qualche tratto del lato destro in cui le antiche forme non sono del tutto scomparse; ma le modificazioni apportatevi col rialzarne il soffitto, coll'aprirvi dei finestroni barocchi, sostituendoli alle primitive finestre a feritoia, col sopraccaricarne le pareti di stucchi, ne hanno alterata la fisonomia e guastato l'aspetto.
Per fortuna si rispettò la facciata, ove fa ancora bella mostra di sé una statua di s. Michele, attribuita a Matteo Civitali. Il campanile, invece, fu deturpato e ai vecchi suoi merli fu sostituito un terrazzo a colonnine che, dice il Pierotti, è, dal punto di vista dell'insipienza, una meraviglia a vedersi! Meno male però che gli sono rimaste tre antiche pregevoli campane. — Nell'interno della chiesa colpiscono l'occhio del visitatore due statue rappresentanti l'Annunziazione, statue che per la grazia delle forme, per l'espressione nei volti della Vergine e dell'Angelo, per la nobiltà dello stile, furono attribuite a Nino pisano o, per lo meno, alla scuola ed al tempo del celebrato scultore. La stessa chiesa possiede una magnifica croce processionale del secolo XV, nella quale non sai se più ammirare l'originale genialità del disegno o la finezza del cesello; un calice, pur cesellato, del secolo XVI ed una ricca pianeta.
Sott'altro aspetto è pur meritevole di esser visitato, a Coreglia, il palazzo Rossi, nel quale è accolta una ricca collezione etnografica di oggetti svariatissimi, ma specialmente di armi, appartenenti a popoli selvaggi. La vista di questi oggetti, portati direttamente a Coreglia da abitanti del luogo tornati da regioni lontane, ci fa subito ricordare che siamo nella patria degli emigranti, oltre che nella metropoli dei «figurinai», come la definisce Matteo Pierotti in un gustoso suo scritto, al quale mi permetto di attingere qualche notizia e di stralciare qualche periodo.
Se l'arte di formare in gesso è diffusa nella maggior parte dei paesetti del territorio lucchese, essa ebbe peraltro le origini sue e il suo maggiore sviluppo in Coreglia. Pensa il Pierotti che le figurazioni simboliche sui frontoni delle chiese, gli angeletti preganti sui tabernacoli e sulle urne per gli olii santi, le fonti battesimali scolpite con figure di re e di guerrieri, di papi e di martiri, i capitelli aggraziati in tutte le forme più varie e più singolari, le terre vetrinate robbiane che nelle chiese dei paeselli più umili gettano un sorriso di cieli azzurri e di figure bianche fra le colonne marmoree degli antichi altari, sieno stati pei figurinai una scuola perenne di sentimento d'arte e di visioni poetiche.
Lo stesso scrittore riferisce un suo colloquio col nestore dei figurinai di Coreglia, dal quale resulta che l'arte del formare in gesso esiste in quel paese da due o tre secoli e che fu trovata — secondo la tradizione — da un frate, per caso.