Questo frate tentava di restaurare alla meglio, con un po' di gesso, una figura robbiana della chiesa, quando il gesso, cadendo, andò a posare sulla faccia di un piccolo Crocifisso, disteso sopra l'altare. Quando il frate andò a riprendere il gesso, lo trovò secco e, con sua grande meraviglia vide, dopo averlo staccato, che vi era rimasta una impronta nitidissima del volto di Gesù Cristo. Così si sarebbe trovata l'arte del formare in gesso, arte che a Coreglia si diffuse ben presto e andò a mano a mano perfezionandosi.

BAGNI DI LUCCA — COREGLIA.

Si cominciò, come comportavano l'indole dei tempi e il desiderio degli acquirenti, dalla riproduzione di soggetti sacri o allegorici: poi si passò ai busti di sovrani e di uomini illustri: finalmente ai monumenti e alle opere d'arte, non senza trascurare, per il pubblico minuto e volgare, le figurine dozzinali di uomini, donne e animali... specialmente di animali; onde il Fucini poteva ricordare, nel noto sonetto,

.... l'amìo di Lucca che fa' gatti

(li fa cor gesso, creda da sbagliassi!)

Del resto, i figurinai si dedicano anche alle decorazioni in gesso; e quelle, ad esempio, dei padiglioni che figuravano all'esposizione di Chicago erano tutte opera loro. Taluno di essi ebbe realmente valore d'artista: e si ricorda quel Pier Angelo Sarti che fu ammirato dal Canova e che, nominato dal governo inglese formatore del British Museum, formò in gesso tutte le sculture del Partenone e ne presentò, sempre per incarico del governo, la riproduzione a Luigi Filippo. Il Sarti fu pure poeta ed ebbe l'amicizia del Foscolo.

Anche Vincenzo Barsotti di Tereglio (Comune di Coreglia) vissuto nella seconda metà del secolo XVIII, divenne formatore abilissimo ed ebbe studio a Roma e riprodusse le più celebrate sculture classiche, per incarico di Pio VI e di Luigi XIV.