PANORAMA DI BARGA.
Per ciò che si riferisce all'antica storia di Barga (lasciando da parte la questione se alla Barga di Garfagnana o ad altre del Pietrasantino si riferisca un documento del 754) basterà ricordare che nel secolo X vi signoreggiarono i già più volte nominati Rolandinghi, come appare da pergamene del tempo che si conservano nell'archivio arcivescovile di Lucca. Vi signoreggiarono, ma più che altro dal punto di vista economico, riscuotendone rendite e decime: ma giurisdizione politica vi esercitava la Repubblica di Lucca, con l'annuenza degli Imperatori o dei Marchesi di Toscana loro vicarî. — Di speciali privilegî le fece concessione la Contessa Matilde, la quale poi, col suo atto del 17 novembre 1102, ne fece, insieme cogli altri suoi possedimenti, donazione alla Chiesa. Però anche dopo la morte della Contessa, Barga continuò a dipendere dal governo lucchese, come gli annali e le cronache attestano in modo non dubbio, narrando de' suoi tentativi di emancipazione e delle punizioni che le inflisse il governo di Lucca e dell'assedio che contro questo sostenne, aiutata dai Pisani e dai Pistoiesi, quando papa Gregorio IX fulminò l'interdetto contro i Lucchesi e del successivo ritorno sotto il dominio di questi che per denari l'ottennero da Federigo II. Intanto avvenivano frequenti lotte tra Barga e i paesi circonvicini della Garfagnana, specialmente per motivi di confini, come quando nel 1298 vi fu questione tra la Vicaria di Barga e quella di Castiglione, in seguito alla quale i Lucchesi, guidati dal podestà Osimo, l'assalirono e ne smantellaron le mura.
BARGA — PANORAMA. (Fot. Jacopetti).
BARGA — PORTA REALE O MANCIANELLA (VEDUTA DALLA PARTE INTERNA).
Successe un periodo di relativa tranquillità, fino alla morte di Castruccio avvenuta nel 1328. Allora i Barghigiani reputarono di lor convenienza darsi alla Repubblica fiorentina, anche per liberarsi dalle agitazioni che lor procuravano le continue lotte tra Lucchesi e Pisani: e con contratto 31 gennaio 1331, a mezzo dei loro rappresentanti Neri di Monte Garullo, Bizzarro e Natino Bizzarri, giurarono obbedienza al Comune di Firenze che vi spedì un presidio, e promisero di guerreggiare come ai Fiorentini fosse piaciuto e di non far tregua coi loro nemici e di accogliere quanti uomini a piedi o a cavallo fosse loro piaciuto mandar nel paese: di contro i Fiorentini si obbligarono a difender la terra di Barga e le sue adiacenze contro ogni aggressore e di mantenervi la pace. Ma furono vane speranze. Ben presto Simone Filippi pistoiese, vicario in Lucca pel re Giovanni di Boemia, mandò ad assediare il castello di Barga, provocando un primo intervento delle milizie fiorentine al comando di Amerigo Donati. L'anno seguente (1332) i Lucchesi sfidarono nuovamente a battaglia i Barghigiani che, sprovvisti di vettovaglie, dovettero cedere. Ma nel 1341 Barga tornò sotto la signoria di Firenze per atto di compra stipulato con Mastino della Scala, allora signore di Lucca. Se non che di nuovi assedî la stringevano ora Francesco Castracane, ora le milizie di Pisa, ma senza risultati: ché i Barghigiani, fedeli a Firenze, coll'aiuto delle truppe di questa città e col concorso perfino delle proprie donne, si difendevano eroicamente e riuscivano a sgominare i nemici. Né miglior resultato ebbero alcuni successivi tentativi di toglier Barga a Firenze, tra i quali è più specialmente da rammemorare quello del famoso condottiero Nicolò Piccinino: al quale pertanto, come narra nella sua Istoria fiorentina Scipione Ammirato, i Barghigiani inflissero una tale lezione che lo costrinsero a levarsi dal campo in rotta, con vergogna e con perdita di molta sua gente.