RONDINAJO. (Fot. Pellegrini).

Lassù pare quasi istintivo il silenzio. Chi oserebbe parlare, dinanzi a quella solennità, che vorrei dir religiosa, della natura? Chi oserebbe turbare col suon della voce quei misteriosi silenzî, quella pace profonda, infinita? L'anima si riempie dello stupefacente spettacolo e, in sé raccolta, ammira, palpita, gode: pure è un godimento che porta in sé una strana mestizia.

E poi, anche quando si è giunti ben alto, è pur fatale e necessario discendere.

BARGA.

«Terra nobile e popolosa, dalla natura più che dall'arte munita, capoluogo della Garfagnana granducale, di vicariato e di comunità nella dioc. di Pisa, già di Lucca, comp. Pisano. — Risiede a mezza costa dell'Appennino che scende nella valle del Serchio, fra i torrenti Corsonna ed Ania, nel 28° 9′ long., 44° 4′ 6″ latit., 20 miglia a sett. di Lucca, 34 da Pisa, 64 a maestro di Firenze. È di figura sferoidale con un interrotto recinto di mura e tre porte, circondata da due burroni che fiancheggiano due opposti risalti del monte Romeccio, sul cui fianco meridionale essa giace».

Così, nel Dizionario della Toscana, al principio del suo articolo su Barga, il Repetti. — L'altitudine del paese è di 410 metri sul livello del mare: onde ben si comprende come abbia sedotto l'animo del nostro poeta georgico, Giovanni Pascoli, cui suggerì tante immagini e tanti motivi della vita campestre.

Io ne riassumerò più brevemente che per me si possa la storia, più ancora premendomi di ricordare le molteplici e stupende opere d'arte che Barga possiede, nuovo documento che la nostra Italia Artistica non si restringe alle raccolte di capolavori radunati nelle Gallerie e nei Musei delle grandi città, ma ha sparsi e disseminati i suoi tesori anche nei più piccoli e alpestri villaggi.