BARGA — DUOMO: PILA DELL'ACQUA SANTA. (SEC. XII).
Dopo aver finalmente ricordato, tra le altre opere d'arte possedute dal Duomo di Barga, il marmoreo parapetto del coro — notevole per la sua policromia resultante dalla unione dei marmi bianchi e rossi, dei diaspri e delle nere cornici e ornato di teste umane e di fronde variamente intrecciate — il battistero con vasca di marmo rosso cinta da una cancellata di ferro, il secentesco altare della Annunziata, le pilette per l'acqua santa recanti intagli e mascheroni, richiamerò per un momento l'attenzione del lettore, e del visitatore, sulla grottesca e strana figura di legno, rappresentante s. Cristoforo, che spicca dietro l'altar maggiore in fondo al coro. Il Santo, vestito di rosso (la tinta suol rinnovarsi di quando in quando) e pur vivacemente colorito nel volto, reca sulla spalla sinistra il Bambino Gesù e nella mano destra un tronco di pino. La statua, anticamente, posava sopra un gran carro: poi fu adattata nella nicchia ove si trova attualmente. Fu detto che, per tale operazione, fossero segate al Santo le gambe e si sparse da ciò la credenza che l'operaio segatore e i suoi discendenti dovessero morire di male alle estremità inferiori. Il Groppi però combatte questo asserto, osservando che se la statua avesse avuto le gambe, le sue proporzioni sarebbero divenute inverosimili, che traccie di mutilazione non si riscontrano e che i due tronchi su cui la figura riposa non hanno affatto la forma di gambe incipienti. Secondo lui, per l'adattamento, fu segato invece il carro, su cui prima poggiava la statua. Checché sia di ciò, essa apparisce evidentemente sproporzionata: se a questo s. Cristoforo non furon segate le gambe, esso è un s. Cristoforo enormemente rachitico! Ad ogni modo, la statua merita di essere osservata come curiosità e come opera risalente certo ad una remota età medievale (sec. XIII).
Le cronache narrano che questa statua, in tempo di guerra, veniva recata sopra un carro sul luogo del combattimento o sopra le mura: e pur si dice che, fino al tempo di Napoleone I, si usasse trasportarla in certe solennità sopra una delle pubbliche piazze ove i giovani sposi le giravano tre volte a torno giurandosi fedeltà. Di san Cristoforo, verso il quale i Barghigiani furono sempre molto devoti, mostrando anche in questa predilezione per un Santo guerriero la fierezza del loro carattere, il Duomo conserva un dito, in un reliquiario d'argento a forma di braccio, donato, nel 1671, dal cardinale Carlo de Angeli: Abbas Carolus de Angeli, anno Domini 1671.
BARGA — DUOMO: STATUA IN LEGNO DI S. CRISTOFORO. (SEC. XII).
Di sotto la nicchia, in cui è la statua di s. Cristoforo, si può, per una porta, passare alla sagrestia ove si conservano antichi arredi preziosi, tra cui primeggiano: un calice smaltato, finissimo lavoro del celebre orafo fiorentino del XIV sec. Francesco Vanni, come rilevasi dall'iscrizione: FRANCISCHUS VANNIS DE FRORENTIA ME FECIT (Adolfo Venturi nella sua Storia dell'Arte riproduce il calice senza dirne l'autore); una grande croce d'argento del XV sec. recante il seguente ricordo: QUESTA CROCIE FECIE FARE GIOVANNI SALVUGLI OPERAIO DI SANTA MARIA DA BARGHA, FATTA NEL MILLE CCCC VIII (1408) DEL MESE DI LUGLIO; piviali e pianete di «damasco fiorato», con fregi d'oro di Cipro, del sec. XVI, istoriati con rappresentazioni del Battesimo di Cristo e della Resurrezione; sete, velluti, trine, tra le quali notevoli una trina di Fiandra a fuselli del XVII o XVIII sec. e una trina di Milano, pure a fuselli, del sec. XVIII.
Il campanile del Duomo è pure antichissimo, ma subì, nel 1478, molti restauri ed altri più tardi specie dopo che, nel 1771, fu diroccato dai fulmini. D'altra parte la sua architettura lo dimostra coevo alla chiesa: del che sono più speciale documento i due cornicioni di archetti che corrono intorno ai due piani di mezzo e che sono in tutto uguali a quelli che già abbiamo notato sulla facciata del Duomo. Dalle campane armoniose trae il suono, urtandole col suo battente, l'orologio pubblico, dal quale, per dirla col Pascoli,
il suon dell'ore viene col vento,
dal non veduto borgo montano: