IL BAGNO BERNABÒ. (Da una vecchia stampa).

La signoria di Lucca passava quindi, successivamente, nelle mani di Lodovico il Bavaro, di Marco Visconti, di Gherardo Spinola, del re Giovanni di Boemia (che emanava diversi ordinamenti in favore dei Bagni) e poi degli Scaligeri signori di Verona (Mastino ed Alberto); il procuratore dei quali, capitano generale Guglielmo Canacci, riformava le discipline delle Terme in vista del gran numero di indigeni et extraneorum gentium che vi accorrevano anche a remotis terris. Finalmente il dominio passò in mano ai Pisani che concessero a Francesco Castracane, parente di Castruccio, il profitto delle gabelle del Bagno a Corsena. Presto peraltro i Lucchesi scossero il giogo di Pisa e allora un nuovo Statuto regolò le Terme e le lor dipendenze, affidandone l'amministrazione al Consiglio dell'ospedale della Misericordia, e la direzione ad un podestà. I continui dissidî fra gli ottimati ed il popolo, le continue guerre intestine, le molteplici agitazioni del tempo fecero nuovamente pericolare le sorti dei Bagni: fortunatamente valse a difenderli l'opera illuminata di Francesco Guinigi, proclamato dal Governo della Repubblica Padre e difensore della Patria. Alla sua morte, avvenuta nel 1384, nuove divisioni, nuovi odî e contese condussero ad una vera guerra civile, cui s'aggiunse, nel 1399, il flagello di una pestilenza. Fu in quella occasione chiamato a Lucca il celebre medico Ugolino da Montecatini, lettore di scienze mediche nell'Ateneo pisano, il quale, recatosi ai Bagni, ne studiò le qualità terapeutiche e scrisse un libro per dimostrarne la grande efficacia.

Troppo ci vorrebbe, né sarebbe qui conveniente, a narrare le posteriori vicende storiche di questi luoghi che spesso i successivi governi lasciarono in assoluto abbandono, non riuscendo per altro a diminuire il concorso dei bagnanti che, specie nel 500, fu molto notevole. Le acque si usavano allora anche per bibita: e di questo uso e della loro notorietà fa fede la lettera che il Duca Alfonso di Ferrara dirigeva a mezzo di Bonaventura Pistofilo suo segretario, a Ludovico Ariosto, allora Governatore della Garfagnana, e così concepita:

Commissario nostro generali in Carfagnana Castelnovj Alfonsus dux Ferr.

M. Ludovico: Noi volemo che subito, voi ce mandiate per la via de vetturali diecj some d'acqua de bagni de la Villa, facendola pigliare del migliore loco et con quella diligentia che più sia possibile et usando ogni sollecitudine perchè siamo serviti bene et presto. Et a questo fine ve mandamo lo exibitore della presente nostro cavall.ro Bene valeas.

Ferrara XI Maij 1525. Bonra.

IL BAGNO S. GIOVANNI. (Da una vecchia stampa).

Avvenuta, nella seconda metà del secolo XVI, la trasformazione della Repubblica lucchese da democratica in aristocratica, anche i Bagni ebbero a subire le conseguenze del mutato regime, che ad altro non mirava se non a spogliare e cittadini e forestieri con tasse e balzelli. Né meglio andaron le cose nei secoli seguenti, finché, nell'epoca napoleonica, la principessa di Lucca, Elisa Baciocchi, e poi la reggente Maria Luisa dettero opera a rialzare le sorti dei Bagni, curandone l'incremento con intelletto d'amore. Allora furono migliorate le strade, ingranditi gli stabilimenti, costruiti nuovi edifizî. Ma più ancora si accrebbe lo splendore e si intensificò la vita dei Bagni di Lucca sotto il duca Carlo Lodovico, che, regolata con maggior larghezza l'Amministrazione delle Terme, aumentati i divertimenti e i ritrovi, soggiornandovi a lungo colla Corte egli stesso, promuovendo lavori e costruzioni bellissime, tra cui quella del sontuoso Casino e della Chiesa anglicana, nulla trascurò di quanto potesse giovare al paese. Verso il quale anche la Famiglia granducale di Toscana fu poi sollecita di amorevoli cure, scegliendolo per sua dimora estiva e favorendone il progressivo sviluppo.