I Rabbini riconoscono tre maniere di Profezie, primo coll'Urim, e Tumim (di cui sarà da noi parlato altrove) che faceva intendere la spiegazione di ciò che domandavasi col mezzo di caratteri prodigiosamente impressi sul pettorale del Pontefice Sommo; la seconda collo spirito di Profezia, che inspirò i Profeti non meno aventi la promulgazione del Pentateuco che dopo Mosè; la terza mediante il Bat Kol. La prima è durata, secondo essi dalle costruzione del tabernacolo fino alla edificazione del primo tempio; la seconda dall'origine del Mondo fino alla morte di Malachia l'ultimo de' Profeti sotto il secondo Tempio, benchè l'uso più frequente di esse riconoscasi essere ente unicamente sotto il primo Tempio; la terza finalmente cominciò dopo Malachia, ed ha sussistito nella nazione d'Israel fino alla compilazione della Misnah. Essi pretendono altresì che il Batkol è una voce procedente immediatamente dal Cielo, che si fa sentire di una maniera articolata presso a poco simile a quella che chiamò il giovine Samuel per reiterate volte, allorchè Dio volle rivelargli ciò che dovea succedere al gran prete Helly ed alla di lui famiglia. V. Reg. I. Cap. 2. V. 5. e 6.
CAPITOLO XIX.
Indagini analitiche su' miracoli; quale si crede essere il loro principale oggetto; ogni Setta ne vanta in profusione; come pervenire a conoscerne i veri, e distruggere le obbjezioni che agitano gli increduli contro de' medesimi.
L'uomo per sua intima natura, tanto è più limitato nelle sue proprie cognizioni, tanto la sua curiosità diventa estesa oltre i confini di ogni dubbio, in cui esso non si adatta facilmente dia restare, almeno per lungo tempo; questo è uno stato che lo angustia, e che sembra toglierli qualche parte di quella vanagloriosa dignità, che si è temerariamente attribuita. Or siccome baldanzoso egli cimentasi a discutere, o investigare i fenomeni della natura, benchè desso ne ignori onninamente l'essenza non meno, che le proprietà intrinseche di quest'essenza, da quando il di lui meschino sapere è ridotto al periodo estremo dell'inscizia, esso ricorre ad una causa soprannaturale; allorquando i fatti sono un poco remoti, e che mancano i solidi principj da mettere in campo, l'esatta distinzione del chimerico, e del vero, riesce per esso lui un assunto molto arduo ad intraprendere, ed eccessivamente spinoso ad eseguire; la pigrizia naturale dell'uomo, e la sua insita deficienza vi ripugnano d'accordo, egli è in questo solo caso ch'esso fa intervenire il prodigio, il quale fa dissipare in un istante dalla sua mente tutte quelle impossibilità che la rendevano come affatto inerte, e paralizzavano tutto le di lui ardite intraprese: Il est trop flatteur pour la creature, dice un pensatore illustre, de voir le créateur bouleverser l'ordre préétabli en sa faveur. In questa circostanza come in tante altre di simile natura, il suo circoscritto discernimento non gli accorda l'adito a riflettere ch'egli è positivamente impossibile che una cosa esista, e non esista insieme ed un tempo medesimo. Ecco il solo punto di rilievo, che servì molte volte di appoggio a quegli uomini che vollero farsi rispettare da' popoli, e che i primi conobbero la sicura maniera di soggiogarli.
Per poco che rivolgiamo con attenzione l'Istoria, essa ci convincerà evidentemente ad ogni tratto, che tutti i capi, e fondatori di nuove Sette, in qualunque epoca del mondo, hanno tentato di provare la lealtà delle loro particolari missioni col mezzo di straordinarie operazioni, variamente immaginate da essi e di supposti prodigj [(155)]. Ma avanti d'internarci a conoscere il valore intimo, che religiosamente dobbiamo noi attaccare a questi decantati prodigj, analizzare ci è duopo, di passaggio essenzialmente cosa mai sia per se medesimo un miracolo. Ad una sì fatta ricerca, io odo ripetermi essere questa una straordinaria operazione; opposta del tutto direttamente alle leggi della natura, preestabilite già da tempo immemorabile dall'Eterno consiglio del suo Divino Autore. Per altro, questa diffinizione sembrami altro non essere che un semplice raffinamento dell'idea che gli uomini ebbero in origine del termine miracolo, cioè, res miranda, prodigium, portentum, monstrum, cosa ammirabile, che annunzia, cosa stupenda, che reca novità, oggetto da mostrarsi come raro, ec.; e in questo senso anche la stessa nostra esistenza potrebbe fondatamente considerarsi un continuato miracolo.
Noi però ci siamo formati tutt'altra idea del miracolo; questo è secondo l'opinione volgare ciò che non era mai accaduto, e che succedere mai non potrà in tempo alcuno; come sarebbe, per esempio, il colloquio del serpente con Eva; quello dell'asina con Balaamo; la carrozza di fuoco che condusse nel Cielo il Profeta Elia; la caduta delle mura di Gerico al suono di tromba, e molti altri dell'ordine medesimo, de' quali ci fa espressa menzione la Scrittura.
Comunque siasi però; l'opinione recentemente adottata incontra delle forti opposizioni dalla parte di certi stravaganti filosofi del secolo; quindi poichè Dio è il sommo Creatore di queste Leggi (ci ripetono essi temerariamente) Dio che ha tutto preveduto, ed a cui il passato, il presente, e l'avvenire, sono sempre del pari ad esso in egual grado astanti, come avrebb'egli mai contrariate queste Leggi medesime che la sua ineffabile saggezza avea imposte alla natura? Non potendo mai supporre ch'esse fossero mancanti, si dovrà non per tanto dunque opinare, che in certe circostanze quelle più non si accordassero cogli eterni disegni di quest'Essere Supremo, poichè si pretende farci credere che ha esso dovuto sospenderle, o contrapporle? Inoltre, come si oserà egli sostenere che un Dio (questi audaci miscredenti persistono ancora) il quale non ha potuto fare che delle Leggi perfettissime, ed immutabili, ad ogni esperimento, com'è la sua natura, sia costretto ad impiegare de' cambiamenti ad oggetto di fare sortire felicemente le di lui mire divine, o che accordare voglia alle sue creature l'assoluta possanza di operarli, onde la sua eterna inalterabile volontà resti per ogni parte compiuta? È egli credibile per alcun modo (essi conchiudono infine) che un Dio Sommo, ed infinito abbia d'uopo del concorso di un essere terrigeno, e limitato affine di rendere manifesti sopra la terra i alti ammirabili prodigj?
Or come superare tali obbjezioni, ed altre moltiplici sì fatte, che baldanzosi mettono in campo sovente i furibondi avversarj de' miracoli contro di noi, che pervenuti siamo a conoscerne i veri, ed a esperimentarne, ad ogni tratto, i salutari effetti? La più efficace risposta che potremmo noi addurre dalla parte nostra, si è che le vie dell'onnipossente sono incomprensibili per l'uomo, che un Dio il quale può creare, e trarre le cose dal niente, e l'edifizio ammirabile dell'universo dal Caos orrido, informe in cui giacea sepolto, può altresì tutto rivolgere egli stesso, a suo piacere, in via straordinaria, e ad un tempo medesimo abilitare i suoi eletti dell'assoluta facoltà di operare dei prodigj, i quali viemaggiormente confermano in essi l'amore e la venerazione per l'opifice supremo della natura.
Ma tuttochè le nostre adotte ragioni sieno troppo bene fondate, ed inconcusse per elleno medesime, pure i nostri pertinaci oppositori le riguardano come un debolissimo baluardo per la difesa a cui noi pretendiamo di farle efficacemente servire; frattanto lasciamo pure costoro immersi nel paludoso pelago delle loro tenebre deplorabili, e procuriamo noi di rischiarare le nostre colla fiacola eterna dell'esimia incontaminata religione, che abbiamo la felicità di professare [(156)].