Or la mente di un fanciullo, che quale tenera cera, come lo abbiamo rimarcato non è che un istante, è suscettibile di qualunque impressione che vi s'introduca, cosa diverrà esso mai, imbevuto dagli ammaestramenti della più ributtante depravazione, e dalle voci corrotte, deformi, e male sonanti, quali appunto sono quelle che debbono continuamente uscire dalle bocche di costoro [(2)]? Un ammasso stranamente confuso di ogni orrido assurdo, ed il deposito infetto di tutte le idee le più stravolte, ed insensate; dopo tutto ciò oseremo lagnarci ancora di vedere gl'ingannati fanciulli ebrei de' tempi nostri anche adulti, e fatti uomini per ciò che riguarda il loro fisico soltanto, e d'altronde conservarsi tutta via sempre fanciulli per tutto quello che concerne la loro parte razionale? Non ci rechi dunque altrimenti stupore, se l'infanzia di quasi tutti i nostri bambini dura per l'ordinario, l'intero periodo della loro vita, e se anche provetti gli accompagna sovente fino alla tomba [(3)].
Ma tutto ciò non rapportasi fino ad ora solo che alla prima puerizia de' fanciulli unicamente, inoltriamoci avanti qualche breve passo, e noi vedremo, con pena, il caso diventare molto peggiore, se non ancora più disperato.
Il contegno detestabile che osservammo tenersi generalmente con quest'illusi fanciulli per lo passato, dovrà senza mistero, farci chiaro comprendere quale dovrà essere il riprovabile metodo d'istruzione che loro preparasi nell'avvenire.
Fin quì l'odibile ingerenza di corrompere, o alterare l'opera stupenda della natura, sembra che solo fosse d'ispezione degli snaturati genitori, o degl'insensibili mercenarj; ma la loro incombenza ributtante cessando nel momento istesso in cui l'infante è pervenuto all'età di 5, o al più 6. Anni, è al termine di questi che la vittima innocente è rimessa fra le mani spietate di nuovi manigoldi civili, i quali compiono l'opera spregevole con tanto funesto successo miseramente cominciata dagli antecedenti. Un nuovo Institutore gli si presenta; il depravato linguaggio di cui questi si serve è fra essi comune, essendo quello medesimo appunto che lo sventurato alunno apprese già nel patrio tetto per sino dal primo istante ch'egli si produsse fra i viventi. Il primo suo ufficio si è quello d'istruirlo di ciò che gli ebrei chiamano דקדוק (sottigliezza) (Dichduk.) consistente nella cognizione de' Caratteri ebraici, de' punti che ne tengono luogo di vocali (di cui quell'idioma è affatto mancante) delle pause che marcate non sono, di sorte alcuna, in detta Lingua, e delle note armoniose, e degli accenti, che si rendono alla medesima essenziali [(4)]; ma tutto ciò si eseguisce materialmente dal primo stupido maestro senza principj grammaticali di sorta alcuna, ed ecco frattanto sparito un intero biennio almeno; che tale è lo spazio di tempo che si fa credere in certo modo presso che indispensabile a questo primo non meno inutile, che lacerante meccanismo [(5)].
Divenuto in seguito il fanciullo mediocremente conoscitore della semplice forma de' Caratteri ebraici (oltrepassare non potendo un tale circoscritto confine) si fa ripetergli per varie volte le lunghissime preghiere de' giorni solenni, e quelle ancora de' quotidiani, e feriali, fino a tanto che le une, e le altre, ammucchiate gli restino confusamente in testa, in modo che a tempo debito egli possa recitarle colle solite ripetute cantilene senza mai nulla capire di tutto ciò che esprime, come veggiamo accadere oggi appunto fra i cristiani alle femmine, ed alla massima parte degli uomini ancora che recitano tutti d'accordo con tanta devozione le loro quotidiane preghiere nell'idioma latino, senza intendere la minima parola di ciò che le medesime racchiudono.
Gionto ch'è dunque il fanciullo all'età di 9. o 10. anni, si procura di farlo tosto passare alla lettura del Pentateuco, indi gli si fa scorrere i Profeti con tutto il resto della Mikrà, facendolo ad un tempo dedicare nella spiegazione, e nelle glose interminabili de' Commentatori, non meno degli uni, che dell'altro; si ha inoltre la cura di renderlo quanto è possibile intelligente ne' Divini (di cui abbiamo a sufficienza ragionato altrove), giacchè gli espressi motivi dell'osservanza de' precetti, e de' doveri che incumbono l'ebreo sono in essi tutti onninamente racchiusi in un intero Corpo che ha per titolo שולחן ערוך (Sciulhan' ngharuh) mensa preparata, se poi il fanciullo manifestasse un declivio espresso alla professione del rabanismo, è allora che procurasi di renderlo instruito ne' Medrascim, o Rabbot, nel Talmud, nel Zoar, antichissimo Commento della Scrittura che tutto si diffonde sulle allegorie, su' tratti d'immaginazione e su' misteri [(6)]; nelle opere sublimi del celebre Maimonide o Rambam, il quale può dirsi con giustizia, il più colto, ed il più illuminato di tutti i Rabbini dell'Israelismo, ne' dotti Commentarj di Abarbanel sensatissimo critico pur esso, ed in qualche altro più recente ancora, oltre que' tanti già menzionati, che la sua nuova elezione gl'impone di conoscere minutamente per detaglio.
Ecco, in una parola, a che mai si riduce la mostruosa educazione, più teocratica, senza dubbio, che sociale, conferita a' fanciulli ebrei di nostra età, e se malgrado i pessimi principj co' quali pretendesi condurli al premeditato disegno, alcuno di essi per fortuita combinazione vi perviene, ciò non succede che nello spazio di venti anni almeno, senza che in questo lunghissimo intervallo si pensi a fare entrare giammai nella sua testa la benchè minima coltura, non dirò già di scienze astratte, o contemplative, o di amena erudizione, mentre ciò impossibile rendevasi all'ebreo sotto l'orizzonte dell'Italia specialmente si funesto per esso lui ne' tempi andati (siccome dovrò, pur troppo, dimostrarlo in seguito con orrore) ma una semplice pratica di scrivere, una mediocre perizia della stessa lingua del paese in cui vive, usata da quel popolo col quale ha esso duopo di contrarre ad ogni istante stretti legami di Commercio, e di Società, e che per una sventura inconcepibile non giugne mai l'ebreo che a balbettare macchinalmente nella guisa che mirasi fare sovente a' perucchetti, o papagalli, i quali non fanno che ripetere in tronche articolazioni que' pochi vocaboli medesimi che odono [(7)]. In fatti quanti ve n'ha fra gli ebrei che nell'età di 12, o 15 anni leggeranno Onkelos (parafrasi caldea della Bibia) intenderanno Jarki, spiegheranno Ezechiello, conosceranno il Zohar, e non sanno appena vergare il proprio nome, e quanti altri parimenti ve n'ha che ci recano insoffribile nausea ad udirli parlare di cinquanta? Ma almeno è un conforto per questi di potere dividere la loro sventura con infiniti altri individui non ebrei, attaccati fatalmente dallo stesso contagioso malore [(8)].
Barbari uomini che sì indegnamente vi usurpate il preclaro attributo di padri di famiglia, senza conoscerne giammai nè le leggi rispettabili, nè gli urgenti doveri! Ecco l'opera vostra, genitori spietati di misera prole che la vostra detestabile negligenza rende perpetuamente sventurata, fremete! I complici voi siete di ogni smarrimento che l'ignoranza (sorgente inesauribile di tutte le sciagure che affliggono l'umanità) in cui abbandonasti crudelmente i propri figli farà loro commettere un giorno; ma che dico? No, no, irragionevole sarebbe l'imputare i medesimi della più leggera colpa in questa parte, quando i soli rei siete voi, voi siete i colpevoli, e di essi con più debita ragione riportare voi dovrete la terribile meritata pena; e quale avversione per la vostra rimembranza non dovrà non recare agli stessi vostri figli un tempo, allorchè sviluppata dagli anni la ragione de' medesimi, si vedranno costretti a riconoscere nello stesso autore della loro propria esistenza la cagione fatale di ogni loro triste avvenimento? A che vi gioverà di querelarvi allora contro voi medesimi, detestando la vostra indifferenza brutale per la loro negligentata Coltura? Se con un rincrescimento intempestivo mitigare forse credete il vostro fallo enorme, o se immaginate che possa non esservi dagli altri imputato quello come tale, vi lusingate indarno; ogni rimorso è inutile, superfluo il pentimento per un male che da voi soli dipende di allontanare onninamente o d'impedire; ma che per l'ordinario inevitabile si rende una volta che lo abbiate permesso; in vano finalmente vi sforzerete di palliarli entrambi, attribuendo la colpa alla supposta inclinazione avversa dagli stessi figli per illuminare il loro spirito, e coltivare i loro talenti, allorchè promettendo, forse, per loro intimo declivio, i più rapidi avanzamenti, se tenuto aveste seco loro tutt'altro differente sistema, meno barbaro, e più sociale, costituire gli potevate in tale stato da ricolmare voi di onore, essi medesimi di gloria, la società di ammirazione [(9)].
Ma la natura, e la ragione sono sufficientemente vendicate degli oltraggi proditorj che dalla vostra insensibile fierezza si commettono in tante guise differenti contro di esse.