[(1)] Se lo spirito di un fanciullo, si arrendevole per sua natura, si limitato, è una volta sovvertito dal malefico pedantismo di una ignorante educazione, invano tenteranno in seguito le scienze di rischiarare quelle dense tenebre delle quali essa l'ha ingombrato; indarno lo studio, il più metodico ancora, potrà giugnere a dileguarlo dall'errore, ad elevarlo fino alla verità; esso in tale deplorabile stato inutilmente userebbe ogni sforzo d'ingegno e di artifizio di cui fosse capace per ritrovare lo smarrito sentiere, che diretto lo avrebbe con sicurezza nel vero acquisto delle utili Cognizioni se tradito non lo avesse la barbara negligenza di chi più dovea interessarsi per la di lui morale educazione; ond'è che per infondere nell'animo sovvertito di un fanciullo un numero adeguato di verità utili, e necessarie, sarebbe duopo, come lo pensa Elvezio, di svellere dalla sua corrotta fantasia lo stesso equipollente di quelle assurde illusioni delle quali essa ritrovasi miseramente colma, e penetrata; quale rimozione si complicata, e difficile richiederebbe, senza dubbio, un tempo assai lungo; ecco un nuovo argine al felice progresso degli sventurati fanciulli non meno pernicioso di tanti altri, che rendono pur troppo la loro infanzia interminabile, come ce ne convinceremo, con ribrezzo, nel seguito delle nostre successive osservazioni sopra un tale particolare.

[(2)] Ecco sembrami ritrovata la soluzione del problema per tante volte agitato da' curiosi; per che mai il dialetto dell'ebreo si fa per lo più si notabilmente distinguere da quello degli altri popoli fra i quali esso vive, sia col mozzamento di parole, sia collo strascico di reiterati accenti, ovvero colle nojose inflessioni di vocaboli, ed altre tali deformità le quali sono talmente abituali ad esso, che anche gl'individui più colti di questa nazione vi si mirano cadere assai di frequente. E quale meraviglia? essi con ciò altro non fanno che ripetere, essendo adulti, uomini formati, ed anche decrepiti, le stesse disgustose modulazioni di voci, che sono state loro comunicate nelle fascie: ciò che vieppiù contribuisce ad avvalorare la nostra preallegata opinione che le prime idee succhiate, per così dire, alla mammella insieme col latte nella prima infanzia, sono quelle appunto che restano sempre dominanti nell'uomo.

[(3)] Quanto sarebbero stati più rapidi, e più felici i progressi di coloro i quali per intima natura forse dotati di una perspicace inclinazione alla coltura, ed allo sviluppo dello spirito, se il primo linguaggio che si è fatto eglino imprimere, non fosse stato corrotto nè vizioso, ma bensì quello di persone instruite, di tersi parlatori, di coltivati soggetti? Non v'ha, per quanto io penso, dice un saggio antico, la benchè minima differenza, tra l'affidare ad un rozzo, ed inesperto manovale la direzione de' primi radicali sotterranei di un edifizio, e l'abbandonare, sia per incuria, sia per ignoranza, i primi anni dell'età di un fanciullo alle perniciose cure di un domestico imbecille, od alla direzione di una persona incolta, o scevra di virtù e di talenti. Quale grave torto non si fa a' giovinetti, quale immenso nocumento non ne risente l'inesperta fantasia de' medesimi abituandogli all'esecrando linguaggio di costoro, che in seguito disimparare hanno duopo, ed anche con somma fatica che rarissime volte giugne giungono a superare felicemente? Natura (dice il più dotto precettore della gioventù) tenacissimi sumus eorum quae rudibus annis percepimus ....... non assuescat ergo puer, ne dum infans quidem est sermoni qui didiscendum sit

Quintili. Instit. Lib. 1. C. 1.

[(4)] Il Pentateuco, tal quale ritrovasi scritto nel viluppo che viene denominato ספר תורה (Sefer Torah) Libro della Legge di cui fanno gli ebrei pubblica lettura in certi determinati giorni dell'anno entro la Sinagoga, è scritto senza punti vocali, mentre questi sono stati, dopo vari secoli dalla promulgazione fattane da Mosè inventati da masoreti o critici ebrei (de' quali fu già da noi parlato nel 1º. vol.) ad oggetto di fissare, o renderne più agevole l'intelligenza a coloro che non ne avevano una perizia sufficiente; anche gli accenti, o note che gli ebrei chiamano טעמים (Tanghamim) tuono, gusto, armonia di voce è parimenti l'opera di quelli; essi ne hanno inventati di due speci, di cui l'una serve a distinguere le parti del discorso, nella stessa maniera che i Greci, ed i latini usarono i primi de' punti, e delle virgole, affine di separare i differenti periodi de loro variati ragionamenti; gli altri poi hanno per oggetto d'indicare le pause, l'elevazione, e l'abbassamento della voce, leggendo, o piuttosto cantando com'essi fanno, seguitando il costume antico i vocaboli medesimi e le frasi della Scrittura; vi si è finalmente rimarcato in essi qualche analogia molto prossima colle note medesime, che noi impieghiamo usualmente nella musica.

[(5)] Non è già che gli ebrei manchino di eruditi, ed ingegnosi grammatici, essi ne hanno da disputare con successo la palma di trionfo a tutte le altre nazioni civilizzate del mondo. I Rabbini Jeudah, e Jonah, si distinsero mirabilmente in questo ramo: R. David Kimhi, così nomato per antonomasia Radak, si rese oltremodo classico ancora, ed Abenesdra più di tutti quelli che lo avevano preceduto; ma Elia Levita celebre Rabbino Tedesco gli ha tutti sorpassati; questi al dire de' dotti, è il più perspicace critico che abbia la nazione d'Israel nell'arte della Grammatica. Non bisogna certamente obbliare fra i moderni il rinomato R. Arieh conosciuto altrimenti sotto nome di Leon di Modena; e gli eruditi Rabbini Calimani, e Saraval veneti entrambi, i quali tanto nell'arte della grammatica, quanto in quella della predicazione, oserei dire, che non hanno lasciato successori da eguagliare; ma a fronte di tutte le utili cognizioni che gli ebrei potrebbero acquistare in questa parte, nulla di meno quel tanto che i medesimi posseggono dell'idioma ebraico, non è regolarmente fondato che sopra un abitudine macchinale che fece loro meramente contrarre un lungo uso, senza potere giammai in verun modo renderne motivo, nè ragione. Quindi è che pochi giungono fra essi ad approfondirla, ed a conoscerne il vero spirito.