[(6)] Il metodo di cui gli ebrei si sono sempre serviti per spiegare le Scritture è stato differente secondo i varj tempi, e la diversità de' luoghi; ma in qualunque siasi maniera è ben di raro ch'essi si siano applicati a trovarvi il senso puramente letterale. In quasi tutti gli antichi Commentari sulla bibblia non vi veggiamo altro che allegorie, giuochi di spirito, istorie immaginate a piacere, e pochissimi concetti morali. Alcuni, per altro, volendogli giustificare, vanno fino a sostenere che lo spirito di quegli antichi scrittori è stato condotto all'invenzione di si fatte stravaganti parabole, o mistiche allegorie, in preferenza delle spiegazioni letterali, per che quelle erano allora molto più gustate dal popolo di ciò che lo fossero queste incapaci del tutto ad eccitare l'attenzione assidua de' loro ascoltatori.
[(7)] Non si saprebbe cominciare troppo presto una saggia ed istruttiva educazione. È ben vero, per altro, che la tenera fanciullezza non può ancora contenere uno spirito giusto, e moderato, ma per rimediare a questo primo inconveniente è duopo fare prendere alla ragione de' fanciulli un abito da fanciullo; e questo dovrebbe essere propriamente l'ispezione de' genitori, e delle genitrici, a dovere tutti esaminare minutamente da vicino, ed a studiare con assidua precauzione la portata de' soggetti che quelli possono soffrire; tale è l'espediente il più efficace per trarli, con successo dal loro ingenito letargo, ad un simile riguardo, la pena è breve, ed il solido vantaggio che se ne ritrae è di una interminabile durazione. I pregiudizj, e le passioni si impossessano ben presto della vita dell'uomo e presto ancora si corrompono lo spirito, ed il Cuore, quando a' fanciulli troppo tardi si parla, ed allorchè la ragione viene per collocarsi, lo spazio, per così dire, che dee contenerla, è già preventivamente occupato.
[(8)] È un difetto quasi universale in queste parti di mantenere i fanciulli fino all'età di 8. e forse ancora di 10. anni immersi nella totale ignoranza di ogni cosa, e scevri affatto eziandio del proprio natio idioma. Alcuni filosofi opinano che non si debbono fare applicare i fanciulli agli studj avanti ch'essi abbiano compiuti gli anni sette: Quidam Litteris instituendos, (dice Quintiliano riferendo il sentimento de' medesimi) qui minores septem annis essent non putaverunt quod illa prima ætas, & intellectum disciplinarum capere, & laborem pati non possit (Instit. Cap. 2. Lib. 1.). Però questi sembra essere di opposto pensiere, appoggiato, senza dubbio, al sentimento di Crisippo filosofo Stoico, il quale avendo ragionato estesamente sull'educazione instruttiva de' fanciulli assegna tre soli Anni alle balie, alle quali raccomanda che persino di allora si applichino a formare i costumi di essi, ed a reprimere, per quanto elleno è possibile, la veemenza delle loro passioni che fino a quell'età cominciano a farsi con tutta forza sentire: or prosegue il medesimo Quintiliano, se questa età può essere capace di norma per rapporto a' Costumi, per che mai non dee esserlo egualmente per ciò che almeno riguarda il solo studio delle Lingue? Cur autem non pertineat ad Litteras ætas, quæ ad mores jam pertinet (Ibid). Ma che direbb'egli mai quello stesso Quintiliano se spettatore un solo momento ritrovare ei si potesse fra noi ad osservare il detestabile contegno che si tiene in queste parti, concernente l'educazione morale de' fanciulli? Cosa opinerebb'esso mai, vedendo quella professione stessa che ha egli per lungo Corso di Anni esercitata felicemente con altrettanto luminoso decoro, quanto avventurati universali successi, oggi renduta fra noi sì abbjetta, sì comune, sì popolare? Quale giudizio farebbe degl'insensati genitori, e quale prognostico darebb'egli mai degli sventurati loro figli? Ci reputerebb'egli reprobi, stravaganti, o forsennati?
[(9)] È certamente un assurdo ripugnante, ma d'altronde molto comune il credere, che ci sieno pochi uomini i quali naschino colla facoltà di bene acquisire le idee che loro si presentano, e di abbracciare gli studj ne' quali si fanno i medesimi applicare; siccome pure ingannasi di gran lunga chi s'immagina che la massima parte de' fanciulli perviene con grande stento a superare quell'accidia molesta, che mirata, per così dire, porta seco lo spirito di questi, poichè quasi tutti, al contrario, sembrano egualmente organizzati ad applicare, a pensare, a ritenere con la massima facilità e prontezza: C'est un talent (dice Elvezio P. 1. de l'Education) aussi naturel a l'homme comme le vol aux oiseaux, la course aux chevaux, et la ferocité aux bêtes farouches. La vie de l'ame est dans son activité, & son industrie, ce qui lui a fait attribuer un origine celeste. Les esprits lourds, & inabiles aux sciences, ne sont pas plus dans l'ordre de la nature, que les monstres & les phénomènes extraordinaires, ces derniers sont rares.
Dal che mi sembra potere fondatamente conchiudere che agevole cosa si rende di ritrovare ne' fanciulli delle risorse considerabili, le quali per sciagura universale o non si conoscono affatto, o si lasciano, pur troppo, sfuggire coll'età: quindi è che allora non dobbiamo qui incolpare la natura, o il talento de' giovani, ma la nostra insensata negligenza per la loro instruttiva educazione unicamente, la quale se una volta giugneremo ad emendare de' suoi perniciosi errori, resteremo a sufficienza convinti della pretta verità di ciò che quì fermamente asseriamo.