Cap. VIII.

L'Intolleranza di alcune Leggi, e la superstizione di certi popoli, hanno entrambe fin qui sempre delusi gli sforzi della filosofia ad un tale riguardo.

È cosa ormai troppo generalmente esperimentata che l'ignoranza, e la schiavitù sono fatte per rendere gli uomini ad un tempo medesimo perversi, e disgraziati; siccome l'esperienza concorre parimenti a dimostrarci, che le scienze, la ragione, e l'amplia libertà delle Coscienze possono sole emendare i loro errori, e renderli felici. Ma quando si troncano loro i mezzi di avanzarsi nell'una, di usare dell'altra, di profittare dell'ultima, a che servono mai le risorse de' talenti i più elevati, nè lo stimolo ancora il più pressante di qualunque perspicace disposizione, sia per correggere i propri travviamenti, sia per aspirare al solido possesso di una felicità imperturbabile? Noi fin quì, per reiterate volte riprovammo, è vero, la depravata educazione dell'ebreo Italiano specialmente, la sua ripugnanza per le scienze, e la torpida pigrizia che desso apparve sempre dimostrare per lo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali; ma dicasi di grazia francamente la genuina colpa che gli fa essere tali, è dessa forse tutta di questi? E quando ancora l'individuo Israelita mostrato avesse qualunque forte declivio per coltivare i suoi talenti, e illuminare il suo spirito, i quale maniera avrebb'esso potuto effettuarlo giammai con ottimo successo? Ogni specie di scuola di scienze, o di arti liberali era chiusa per esso lui, qualunque Letteraria Instituzione gli era vietata, per tutto ei non trovava che ostacoli tenaci e ineluttabili tendenti ad abrutirlo, ed a farlo allontanare dall'acquisto di quelle utili, e necessarie cognizioni che ogni ente dotato di ragione ha diritto di pretendervi. E se anche qualche ebreo dovizioso avido di fare instruire i propri figli avesse tentato in parte superarli, provvedendosi di un abile maestro nella propria sua casa, quanti altri disordini non gli restavano a riparare, quanti funesti argini a vincere? O il metodo delle sue lezioni era inesatto o esso procurava malignamente di tenere allo scuro l'infelice scolare delle cognizioni le più urgenti ad acquisire, e le più proficue a ritenere; o egli usava di ogni artifizio proditorio per indurlo, o colla persuasione, o colla violenza, o coll'inganno ad abjurare la religione de' suoi avi, ed attirarlo quindi alla sua fede [(61)]; aveano un bel declamare d'accordo la filosofia, e la natura contro questi abusi tirannici, esecrabili, antisociali; essi erano frattanto autorizzati, e protetti dalle barbare leggi che gli facevano, con violenza ovunque valere: si sa bene, d'altronde, che il sovrano forma il popolo, e le leggi fanno i suoi Costumi [(62)].

E quale meraviglia dunque se gli ebrei a' quali un barbaro destino avea dato per patria il Piemonte, Modena, la Romagna, il Parmigiano, o qualche altro angolo tenebroso dell'Italia, erano sì alieni dallo studio delle scienze, si poco inerenti alla coltura dello spirito, ma tutti dediti, al contrario, al lucro, al Commercio, e sovente forse anche all'usura. E come potevano quelli mai non essere tali, soggetti quali gli erano agl'infamanti statuti de' superstiziosi regnanti di Savoia, alle condizioni antisociali della sede apostolica romana, ed alle insensate Leggi degradanti di vari altri regoluzzi dell'Italia? Perche mai gli ebrei, non dirò già i Francesi, gl'Inglesi, i Tedeschi, i Prussiani, e gli Olandesi i quali hanno la felicità di vivere sotto que' limpidi Cieli dove non alligna giammai quella densa caligine da cui mirasi adombrato fatalmente l'orizzonte dell'Italia; ma gli ebrei abitatori della Toscana contano fra essi anche a' nostri giorni de' medici periti, degli abili chirurgi, degli energici poeti, degli ottimi Letterati che inutilmente si cercherebbero fra gli altri? Ciò avviene per che questi avevano per loro sovrano un Leopoldo il quale conoscendo perfettamente l'intimo prezzo dell'umana ragione, e convinto che unicamente sullo sviluppo di essa è basata la vera gloria del Regnante, e la felicità del vassallo, ricusare non le potea i suoi diritti qualunque ne fosse il possessore sia che si nomasse Giovanni, opure Abramo; quando gli altri all'opposto, ignorandone il valore, o prendendo la demenza per ragione, o la riguardando come superflua nell'ebreo, ovvero come affatto incapace di averne, chiunque fosse alieno, o separato dalla loro Comunione [(63)]; e di ciò. Inoltre sotto quel Principe Filosofo, più dedito ad accrescere di proseliti alla virtù, che premuroso di reclutare anime per la fede [(64)], gli ebrei che avevano la sorte di essergli sudditi potevano chiamarsi Cittadini, quando, all'opposto, altro non erano che miseri abitanti tollerati sotto l'impotente regime degli altri zelanti devoti della vergine, e nemici accaniti del genere umano; sempre intenti ad usare di ogni mezzo che la violenza, e l'inganno potevano fornire affine di svellere l'individuo Israelita dalla credenza de' suoi progenitori, e da' ten[eri] amplessi dell'innocente sua famiglia di cui esso era la guida, ed il sostegno per farne un Catecumeno (vedi l'[annot. 61.]) E quale impressione dovevano mai fare gli esempi si funesti, e si ributtanti nell'animo de' popoli? Questi seguitavano certamente con macchinale sommissione le infami traccie medesime de' loro cristianissimi padroni. E allora che lo stendardo criminoso della superstizione, dell'Intolleranza, si spiegò impunemente contro quelli sventurati che gemere si facevano sotto le vessazioni le più crudeli, dopo di avere per infinite volte futilmente tentato di cancellarli dalla categoria di esseri umani, per renderli abrutiti come ci riuscirono, pur troppo in molte parti, ed in tante guise differenti [(65)].

Or in seguito delle innegabili verità esposte, quale fondata risorsa, domando, potrà dunque restare ad un orda sciagurata profuga, e dispersa quà, e là sulla superficie della terra, senza patria, senza amici, di cui l'industria era di continuo in lotta colle più acerrime calamitose peripezie, la virtù screditata, cambiati i costumi, ed i talenti sospetti [(66)]? E vi sarà egli ancora che osi ricercare di proposito, perche sì alieno apparisse l'ebreo Italiano fino ad oggi allo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali, sì straniere cogli altri popoli, e sì poco merente al fasto, ed alla gloria? Se alcuno per accidente ve n'ha, rivolgere si potrebbe a tutte le differenti nazioni che abitano la terra presso le quali esso ritroverebbe agevolmente la positiva soluzione di simile problema, per tante replicate volte agitato, e tutta via oscuro, e impercettibile per l'uomo. D'altronde, troppo evidente, che l'intolleranza e la superstizione vi ebbero gran parte (67) se non ne furono almeno la sola, e l'immediata cagione [(67)].

Ma senza più oltre divagare col pensiere fra le ipotesi, e le congetture, che non tutte le volte ci conducono al vero; si può in ultimo conchiudere, col soccorso dell'esperienza, che rare volte inganna, che lo spirito di setta, per l'ordinario, non si alimenta che di oppressioni, e finisce coll'eccesso di esaltarsi in un trasporto di maniaco entusiasmo, e di pericoloso fanatismo, il quale sovente gli fa perdere infine in un istante tutti que' proseliti che lo snaturato suo zelo attirati avea nel suo grembo in dieci secoli. In prova convincente di questa verità io ne attesto le terribili dissenzioni scismatiche suscitate già ne' secoli decorsi da Nestorio, da Giuliano, da Arrio, da Hus, da Wiclef, da Lutero, da Calvino, e da pochi altri denominati apostati volgarmente, come in chiari sensi ho altrove dimostrato [(A)], i quali benchè altro non facessero a fondo che opporre assurdi nuovi a' vecchi assurdi, ridussero frattanto l'intero cattolicismo quasi all'estremo periodo di una totale irreparabile dissoluzione; questi scismi, dico, sarebbero essi mai forse accaduti, se i fautori del cristianesimo in vece di allarmarsi contro di essi, e le loro differenti opinioni, avessero tentato di persuadere gli uni colla ragione, convincere le altre con quello spirito di carità, e d'indulgenza, che sempre vollero esclusivamente attribuirsi, e che vantano sovente fino alla nausea, ne saprei per verità sopra quale base [(68)]? E l'Israelismo se predominato esso pure non fosse stato un tempo dalla smania esecrabile di persecuzione quanti scismi avrebbe un tal popolo soffocati ancora, quante dissenzioni prevenute che accelerarono infine la sua caduta estrema, e resero sì lungo tempo durabile nel mondo il suo triste avvilimento, e la sua penosa dispersione? Prescindendo da tanti scismi de' quali abbiamo diffusamente ragionato altrove ([T. 1.]) suscitati nell'antica sinagoga, la moderna potrebbe oggi annoverare un Ben Israel, un Ben Eliahu, un Uriel Accosta con tutta la vastissima Setta del Caraismo per la quale si dichiararono, e sovra di ogni altro essa vanterebbe attualmente il possesso di uno Spinosa che al pari de' Maimonidi, de' Chimhi, degli Abenesdra, degli Abravanel, e de' Menasse Ben Israel avrebbe consolidato il decoro di questo Popolo che l'ortodossa persecuzione dell'età dell'ignoranza faceva penuriare di uomini scienziati; ma le furibonde oppressioni degli stessi zelanti connazionali, alimentate dall'intolleranza rabbinica fecero perdere a quella nazione, unitamente a tanti celebri Letterati, il più insigne filosofo che avesse potuto giammai forse vantare dal secolo dell'Egregio Rambam fino al presente.

Dal che può illativamente dedursi quanto l'intolleranza resti delusa nelle insensate mire che si prefigge, e come avvenga ch'ella stessa inghiotta la massima parte della sua letale preparazione, poichè l'insana fierezza che la trascina ciecamente a violentare le opinioni degli uomini per renderli fautori del suo partito, gli allontana intieramente, non solo, ma gli trasforma sovente in atei, e gli fa presso che sempre miscredenti alla rinfusa di tutto, cioè, non meno di quello che abominare si dovrebbe, come pregiudicevole, o assurdo, che di ciò che ammettere ci è duopo come necessario, e salutare [(69)]; nè dee recarci stupore che di tanto sia capace quell'orrida produzione dell'umana demenza, se ci faremo a riflettere anche di slancio che le opinioni fra gli uomini tanto più divengono forti, e dilatate, quanto sono più tenaci le persecuzioni che si esercitano per costringerli a rinunziarvi. Quale infame vittoria! Quali odiosi trofei [(70)]!

Ma se la religione (mi si permetta d'interrogarvi entrambi) come ciascuno di voi con tutta forza insiste, e come il filosofo stesso ne conviene di buon grado, non fu accordata agli uomini che ad oggetto solo di riunirli, donde dunque procede che dalla Religione medesima, veggiamo sorgere appunto quelle acerrime dissenzioni, e que' furibondi partiti che inaspriscono i cuori, che abrutiscono l'uomo, rendendolo sì sovente il manigoldo crudele del proprio suo simile, ed eternizzano fra i popoli lo spirito irascibili di astio, e di vendetta inconciliabili [(71)]? Inoltre oserei anche soggiugnere ammettendo, come dobbiamo, che una si fatta religione sia un dono assoluto dell'Autore della natura, per che dunque violentare uno straniere adottarla, mentre tale per se medesima essendo, impossibile gli riesce di sentirne la possanza, di apprezzarne l'intimo valore, di gustarne i vantaggi, senza l'immediata predilezione del donatore? A quale oggetto dunque sempre turbolenti e inquieti empiere il mondo di furori, e di eccessi per tormentare chi non vi nuoce, e per erigere l'edifizio di una setta sulle calamità di un altra, che se della vostra il caso la renderà forse più debole per ispignervi ella sarà senza dubbio, più forte per l'attaccamento a' suoi principj, per commiserarvi, e per soffrire con decisa inalterabile fermezza le vostre ingiurie? Non est religionis cogere religionem, quæ sponte suscipit debet, non vi: scrivea Tertulliano a Scapola governatore di Africa, il quale ferocemente perseguitava i Cristiani [(72)].

E quante altre ricerche di tale fatta non si potrebbero qui avanzare ad un simile proposito in eterna confusione de' perturbatori delle coscienze, e delle religiose opinioni? Se io mi proponessi di abbandonare il soggetto interessante di cui mi occupo attualmente ed in sua vece mi prefiggessi di rediggere quì l'Istoria spaventevole delle tante inumane persecuzioni che lo zelo irrazionale di un apparente religione ha fatto in ogni secolo suscitare nelle quattro parti dell'universo, vi si vedrebbe ora gli uni, ora gli altri, quando superbi, e quando vili, ma sempre feroci per sostenere la propria causa, perseguitati, e persecutori alternativamente [(73)]: tanti filosofi distinti aveano un bel declamare contro questa massima detestabile, ad ogni riguardo, che fa fremere la natura; essi non erano ascoltati, e frattanto il cruento furore di persecuzione profondevasi ovunque, divenuto già era l'arbitro dominatore della terra, al di cui cenno solo illaqueato restava il cuore di ogni mortale; l'uso sterminatore infine, s'introdusse così generalmente in sistema, sul quale tutte le nazioni pretesero in seguito fondare i loro particolari diritti di dovere non solo sterminare i così detti da quelli apostati, cioè gli uomini che conoscono l'intima estimazione della ragione e che ne sono guidati, ma quelli altresì che osavano giustificarli, o che tentavano di risparmiarli alla falce crudele de' devoti che ne erano in agguato per mietere la preda, e quindi a braccio armato distruggersi l'una l'altra mutuamente senza idea di pietà, nè di riserva [(74)].

Mi si condoni, di grazia, una soverchia digressione, che la verità, e la giustizia mi eccitarono quì a dovere fare in loro tributo, onde rendere meglio contestato il grave torto che ad esse fanno sconsigliatamente i popoli della terra aggravando gli ebrei di que' difetti de' quali la minima colpa forse è la loro, altro questi non essendo realmente che l'opera dell'Intolleranza, e del fanatismo, che tutti gli spiega, e gli comprende: nous avons le pouvoir en mains, dice l'eloquente Mirabeau, nous l'avons toujours eu, c'etait donc, & c'est encore à nous à guerir le Juif de ses préjujés, qui sont notre ouvrage, en nous dégouillant des nôtres (Reflex. Polit. des Juifs. p. 71.). verità che infiniti esempi concorrono a provarci d'accordo, e che io propongo di rendere con evidenza più sensibile dimostrata ne' capitoli che debbono immediatamente seguitare.