D'altronde se accuratamente riflettere vogliamo sopra tutti questi uomini singolari che a forza di un declivio energico, di un genio naturale, e di un assiduità infaticabile, s'inalzarono dal seno di questa Classe (che l'orgoglio, l'ignoranza, e il fanatismo religioso si sono si sovente sforzati di rendere l'ultima, e la più abbietta) al primo rango de' filosofi e degli scrittori che hanno illustrato l'universo, non si può egli asserire di proposito che il loro memorabile esempio dovrebbe coprire d'ignominia, e di confusione coloro che si ostinano accanitamente a delineare gli ebrei come di soverchio avviliti, ed incapaci di potere produrre giammai una classe di uomini stimabili? A tali orride illusioni di fatto io potrei aggiugnere moltissime altre dimostrative del pari, oltre quelle tante già da me per reiterate volte precedentemente riprovate nel corso di quest'opera, per sostenere che non si ha cessato mai d'imputare agli ebrei le loro calamitose peripezie, ed altrettante Colpe denigranti, od a criminosi delitti, senza che fra i moltiplici detrattori, che sempre colpiranno in mille foggie a loro danno, alcuno vi fosse, che o volesse, o potesse, attentamente esaminare, colle Istorie autentiche alla mano, i rapporti politici o morali ne' quali si è questo popolo ritrovato in varie epoche, ed in paesi differenti; l'influenza reciproca delle nazioni fra le quali esso ha vissuto e de' vari governi politici a' quali egli fu sottomesso, quella ch'esso ebbe sull'industria, sul commercio, sui Costumi, e sul progresso delle Istruttive Cognizioni, e delle scienze; e le complicate vicissitudini finalmente che hanno sobito l'indole omogenea del medesimo ed il proprio suo genio originario. In una parola, i gran soggetti, non solo fra gl'Israeliti, ma presso qualunque altro popolo si faranno sempre distinguere in ogni ramo a vantaggio della società, laddove questa riconosca l'urgente necessità di apprezzarli, e sostenerli, ovvero cadere si vedranno miseramente nell'obblio, se avviliti, o non curati si trovano [(93)].

Quindi se gli avversari inesorabili di questa nazione fossero stati capaci di tali giuste accurate indagini, queste gli avrebbero in ultimo condotti all'espressa quanto positiva dimostrazione, che i popoli, e le Leggi formano il genuino carattere costante degli ebrei, e che per conseguenza, questi considerati come uomini, e come Cittadini, non furono mai tanto corrotti, o degenerati, se non se in quanto che si ha loro ingiustamente contrastate le prerogative dell'uomo, e che ricusati furono ad essi i diritti legittimi del Cittadino.

[(87)] Persino da' tempi di Aristotile gli ebrei avevano de' filosofi che hanno molto superato i Greci medesimi, e di fatti lo stesso Aristotile ricercato un giorno da Clearco sulla Dottrina degli ebrei, disse che durante il suo domicilio nell'Asia, esso ricevea delle visite molto frequenti da un ebreo si sapiente, e di una sì profonda erudizione, che al di lui confronto gli stessi Greci sembravano ignoranti (ved. Basn. Repub. des Hebr. Edit. de Hol. p. 19.) E lo stesso autore fa inoltre espressa menzione di un altro ebreo non meno dotto del primo, il quale era l'amico il più virtuoso che avesse Platone (Ib. p. 53)

[(A)] Esdra C. 1. v. 7.

[(B)] Gantz fol. 13 p. 1.

[(C)] Flav. Guer. Giud. Lib. XIV. Cap. 19. p. 58.