Ma in mezzo ancora di queste fatali peripezie l'esempio percuotente delle colonie americane, dove gli ebrei potevano aspirare alla naturalizzazione dopo una stabile residenza di sette anni consecutivi (Stat. pap. 13. Georg. 2. C. 7.) rianimò le lusinghe degli altri ebrei abitanti già da qualche tempo nell'Inghilterra, fino a sottommettere al parlamento una supplica in comune cogli stranieri, onde vedere portare da questo l'atto medesimo in loro favore. In fatti i loro disegni non andarono delusi per qualche breve intervallo. L'Anno 1751. il Parlamento avea emanato un Bill che dichiarava apertamente la naturalizzazione de' Protestanti, dopo il domicilio d'un corto spazio di anni negli stati Britannici; ed è da rimarcarsi che questo Bill stendevasi da principio anche in vantaggio de' sudditi ebrei di quella monarchia; ma le alternative difficoltà che si suscitarono all'accettazione di esso, lo mise allora in abbandono, dove restò per il corso di un completo biennio, al termine del quale, ciò che seguì il mese di marzo 1753. si vide presentare al Parlamento un altro Bill il quale rendeva gli ebrei Inglesi legittimamente abilitati d'implorare di nuovo da esso la domanda in questione, senza una previa formalità nè sacre cerimonie di sorte alcuna [(96)].
Ebbero un bel declamare allora tutti i partigiani della Riforma, per dimostrare i vantaggi moltiplici, e perenni che avrebbe procurati a quella Monarchia una Legge sì umana, e si salutare; tutte le più fondate precauzioni prese da' medesimi per farla valere non furono sufficienti per fare assicurare al bill l'unanimità de' suffragj: la Camera alta lo avea già passato, ma esso trovò delle opposizioni irresistibili formidabili nella Camera bassa; tutto il mondo si tumultuò col medesimo livore contro il Bill, ed il Parlamento si trovò inondato da rimostranze insultanti che vivamente instigavano la totale soppressione del medesimo. I libelli satirici si impossessarono in tale incontro dello spirito del pubblico, e tutto vi ebbe parte in queste violenti discussioni. Che non si opinò, che non si disse allora per fare valere ovunque l'intrigo degl'inesorabili oppositori di questa provvida Legge; or s'immaginò che quest'atto renderebbe gli ebrei molto potenti colla facilità che desso accorderebbe loro di acquistare delle terre, ciò che fino a quell'epoca era a' medesimi interdetto dalla Legge; ed ora si andò fino a sostenere che l'enorme affluenza di commercianti di ogni genere che desso attirerebbe, formerebbe l'estrema rovina degli stessi mercanti nazionali col deperimento totale del loro traffico: così dunque per prezzo de' servigj importanti che gli ebrei avrebbero renduti con tale mezzo a quello stato; ecco la ricompensa che da esso era a' medesimi riserbata.
I partigiani poi dell'ammissione del Bill, declamando più alto, non cessavano di fare conoscere al partito antagonista il suo torto evidente, sotto qualunque punto di vista che contemplare si volesse questo atto contro di cui sì accanitamente infieriva senza giusti motivi, e senza base. Infatti quale più assurda illazione della prima, e quale delirio più deplorabile dell'altro? Cosa si può egli mai inferire di più inconseguente della naturalizzazione degli ebrei della presunta potenza che questa loro procurerebbe coll'acquisto libero di fondi stabili a cui si vedrebbero con tale beneficio ampliamente autorizzati? E quale principio più contraddittorio del supposto nocumento che cagionerebbe a' naturali di uno stato il concorso d'industriosi individui che una provvida Legge richiamasse nel suo seno? In quante Città dell'Europa mirasi l'ebreo a' tempi nostri assoluti possessori di beni considerabili, e di allodiali ricchezze; e che? Lo rendono forse gli uni, o le altre meno cauto esecutore de' suoi doveri, lo fanno essi forse questi splendidi agj meno buon suddito, meno buon Cittadino; cessa egli per ciò di essere fermamente rassegnato alle Leggi dello stato in cui vive, è desso meno utile finalmente al suolo che vide nascerlo, benchè da questo si trovasse in tante Circostanze oppresso, e rigettato? Anzi tanto più esso trovasi favorito dalle Leggi, e vieppiù sente il bisogno pressante di divenire l'uno, e prende coraggio di farsi distinguere cogli altri di tali qualificati requisiti [(97)].
D'altronde, come si può osare di sostenere, senza delirio, che una città debba rendersi sventurata aumentando il numero della sua popolazione, e dilatando il suo Commercio, la sua industria, i suoi capitali, le sue ricchezze? Ciò non sarebbe lo stesso che supporre, come lo pensa giustamente Mirabeau, che un nuovo stabilimento di Commercio non potrà mai prosperare in una piazza Commerciante, che al detrimento degli antichi che già vi fanno l'esercizio, per la concorrenza di un numero maggiore di trafficanti? Quale mostruosa ipotesi? Oltre gl'infiniti esempi che concorrerebbero a dimostrarci l'assurdo di tale strano principio, io solo ne attesto Livorno Amsterdam, Marsilia, Venezia, Trieste, Genova, e tutte quelle altre piazze ragguardevoli dell'Europa in particolare dove ciascuno ha il diritto d'implorare l'auspicio delle Leggi, e fruire i vantaggi a livello eguale d'ogni altro probo, ed utile Cittadino: quale danno risentirono essi mai di avere accolti gli ebrei nel loro seno, e quale scapito ne soffrirono quegli antichi trafficanti dalla nuova concorrenza d'individui, i quali esercitando le stesse professioni arricchivano il commercio, accrescevano industria, ed introducevano per tutto la più florida prosperità, e le più opime ricchezze? E non sono queste sole prove sufficienti (per tacere infinite altre che addurre si potrebbe al medesimo riguardo) per confondere, o ammutolire, ad un tempo, qualunque siasi opposizione in contrario?
Questi furono dunque i più forti Argomenti de' quali si servì una parte, e l'altra in simile ostinata controversia, per passare sopra a tanti altri del pari assurdi, che ridicoli, messi in campo da' feroci oppugnatori della naturalizzazione degl'Israeliti. Ma non è già da tali futili questioni, che dipendeva essenzialmente l'estremo destino della Causa. Da un confine del Regno all'altro si rinnovarono ad un tratto de' fragori allarmanti, e universale, de' sordi intrighi, de' furibondi clamori contro si fatta deliberazione, tutti tendenti a sollecitarne frettolosamente la revoca; e ciò in un fatale momento in cui era per accadere la rielezione generale del ministero, il quale fu ad un eccesso tale intimorito dal pubblico malcontento, che erasi per ogni parte manifestato, ch'esso prese repentinamente il partito di cedere alle alle voci tumultuose del popolo, che in altra Circostanza, esso avrebbe, senza dubbio, represse, e disprezzate, abrogando quell'atto infausto sì tosto che il Parlamento fu di nuovo convocato (Ist. del Commer d'anders.)
In tale maniera dunque il Governo Britannico si lasciò vilmente imporre degli schiamazzi brutali di una turba insana fino a revocare un atto pubblico a suo riguardo, di cui la sanzione avrebbe perpetuata la sua gloria, e recati allo stato de' vantaggi solidi, e illimitati, quanto l'abrogazione formò la sua ignominia, e cagionò alle sue finanze de' danni continui, e incalcolabili [(98)].
Ma avanti di porre l'estremo fine a questo disgustoso proposito, non dobbiamo, per altro, tacere, che anche gli stessi ebrei, per quanto assicurano gli storici, non erano unanimemente concordi nella brama di conseguire questo atto naturalizzatorio [(99)]; i più zelanti fra i medesimi non iscorgevano in esso che un allontanamento pressochè generale dalla religione de' loro progenitori; i più indigenti di quella nazione temevano di restare isolati, ed essere nel tempo stesso dimenticati dagl'Israeliti doviziosi che loro somministravano de' soccorsi in ogni loro urgenza; altri finalmente supponevano di vedere una emigrazione inevitabile ad altra setta, a spese, e detrimento, della loro antica natia. Quindi sbigottiti da tali panici timori gli ebrei Inglesi si mostravano indifferenti a' moltiplici consolanti vantaggi che quell'atto benefico di Politica Riforma loro avrebbe per tante parti copiosamente procurati; siccome dovettero essere insensibili del tutto alla perdita di quelli allorchè si trovarono delusi nella loro aspettazione. E in ultimo così che tutti d'accordo contribuirono proficuamente dal canto loro all'oltraggio il più enorme, il più infamante che possa farsi giammai alle Leggi, all'umanità, e alla Natura.
[(94)] È quì opportuno da rimarcarsi col Thurloes (state papery V. 1. p. 387.) che queste persecuzioni non avendo per iscopo principale che le affluenti dovizie Israelitiche si ebbe luogo di osservare che non udivasi parlare giammai di quelle colpe enormi malignamente imputati a questa prosapia sventurata, se non se allora quando i regi scrigni erano esausti di numerario, non osando estorcerlo, come da noi fu detto altrove, agli altri sudditi dello stato, si dediti alla rivolta, ed alla opposizione, in modo da compromettere la tranquillità pubblica, e la sicurezza del Governo.