[(95)] Tutti gli scrittori Inglesi asseriscono d'accordo, che moltissime trattative fossero state realmente agitate sopra un tale soggetto, e che per esaurirlo con propizio successo, gli ebrei olandesi affidassero l'ampia plenipotenza di sifatta negoziazione al celebre Manasse Ben Israel, il quale era in que' tempi annoverato nella Classe de' primi dotti dell'Europa. In realtà questo egregio rabbino si trasferì per tale circostanza, in Inghilterra, e determinò Cromwel a prendere in seriosa considerazione tutte le varie differenti domande ch'esso fece a nome de' suoi connazionali; in seguito di che esso convocò un Consiglio ad oggetto di potere deliberare diffinitivamente sul partito che prendere dovea ad un tale riguardo; ma s'ignora fino ad ora il risultato delle moltiplici discussioni che vi ebbero luogo in questo disgustoso affare; e le opinioni degli scrittori specialmente Inglesi, sono molto disparate intorno a ciò; alcuni volendo che il medesimo Cromwel accordasse a tutti gli ebrei senza eccettuazione la facoltà di stabilirsi liberamente in Inghilterra; ed altri sostengono ancora che una simile facoltà non fosse loro concessa che sotto il Regno di Carlo Secondo l'Anno 1665.

[(96)] Non dobbiamo qui ommettere di avvertire che nello stesso momento in cui erasi per sanzionare il primo Bill si vide comparire uno Statuto portante, che niun individuo sarebbe naturalizzato in Inghilterra, a meno che non facesse con sicurezza constare di essersi appressato della sacra mensa un mese avanti la sua naturalizzazione (Stat. pap. 7. jac. 1. C. 2.) ciò che come ognun vede escludeva intieramente gli ebrei, togliendo loro ancora ogni lusinga di vedere felicemente riuscire i loro disegni, a fronte di qualche altr'ostacolo che restava tutta via da superare.

[(97)] Gli ebrei (nel modo che lo abbiamo già ripetute volte dimostrato) diventeranno sempre ciò che sono gli altri Cittadini in ogni stato, dove i medesimi diritti saranno loro accordati, e le stesse obbligazioni saranno a' medesimi imposti; ed i moltiplici esempi riportati a tale riguardo possono sufficientemente autenticare questa verità, che il popolo ebreo ebbe pur troppo, molto sovente, l'occasione di esperimentare in tante guise differenti.

[(98)] Il celebre Lord Chesterfield fa un giusto rimprovero (nel T. V. delle sue Lettere) al ministero Inglese d'avere in questo affare troppo vilmente ceduti a furibondi schiamazzi del Popolo, i quali non aveano altro scopo che quello spirito perverso d'intolleranza, di astio, e di vendetta, che ogni saggio e illuminato Governo dee tentare ogni mezzo di reprimere, e opporsi a' suoi progressi malefici, se non può almeno soffocare al suo nascere.

[(99)] È assolutamente inconcepibile l'idea bizzarra, e antisociale che nutrono gli ebrei, e quelli specialmente che abitano l'Italia, di vivere tutti concentrati, e racchiusi per l'ordinario entro i più mefitici, ed angusti recinti delle città nelle quali essi fanno il domicilio, ed il loro deciso trasporto per i medesimi è a segno tale condotto che la massima parte degli Israeliti dell'Italia rinunzierebbe di buon grado a qualunque siasi vantaggio solido, e ragguardevole, che la società gli offrisse, tutte le volte che questo conseguire egli dovesse al prezzo dell'abbandono della dissoluzione de' suoi ghetti (che con tale nome quelli vengono chiamati); tentando, al contrario, di ogni sforzo per restarvi, tutto che negletti, e vilipesi dagli altri abitatori del paese in cui essi vivono. Molti si sono, per altro, studiati d'investigare la vera cagione di sifatto abrutimento, e non seppero ritrovarla che ne' motivi direttamente conformi, che facevano riguardare come inutili affatto presso gli anglici ebrei l'atto salutare di loro naturalizzazione dell'Inghilterra.

Cap. XII.