Della Condizione attuale del Popolo d'Israel sotto il dominio delle differenti Potenze del mondo alle quali è il medesimo soggetto, e particolarmente in Francia.

In seguito di tutto quanto fu da noi esposto rapidamente ne' capitoli precedenti, troppo ci si rende con evidenza comprovato non avere mai esistito sopra la terra Città, Provincia, o monarchia, che non abbia diviso, e mutato il funesto esempio altrui nella strana quanto barbara maniera di procedere verso la profuga, e derelitta progenie d'Israel: ma d'altronde ommessa non abbiamo di dimostrare parimenti che una sifatta unanimità insensata de' popoli, ben lontano dall'assolvere le loro colpe, o mitigare i rimproveri troppo ragionevolmente fondati che la posterità imparziale loro sdegnosamente prepara, essa non servirà che ad aggravare le une, e ad accrescere il numero degli altri, mentre ogni giustificazione in contrario resta ovunque sufficientemente smentita in mille guise dalla condotta medesima degli ebrei sempre graduata in ragione diretta de' trattamenti ch'essi ricevono dalle nazioni colle quali o vincolano de' rapporti, o ne sono sottomessi; e le prove percuotenti da noi testè riportate, oltre quelle tante che prodursi potrebbe, vieppiù concorrono a confermarcelo in ogni senso, tanto per ciò che riguarda il loro intimo zelo, e deciso attaccamento che nutrono per lo stato che gli protegge, quanto per i talenti perspicaci che dessi manifestano nel prestare al medesimo i loro più importanti, e leali servigi [(100)].

Ma gettiamo un colpo d'occhio rapido sull'istoria, ed osserviamo col soccorso di questa, se la condizione del popolo ebreo ha deteriorato sotto l'influenza delle nazioni recenti alle quali è egli sottomesso attualmente, da quello che il medesimo era sotto le antiche alle quali fu esso altre volte soggetto: discendendo però dalle epoche da noi troppo remote donde i critici fanno partire le prima dispersioni delle dieci tribù che Salmanasar condusse cattivi nella Media, mentre sarebbe questa una ricerca non solo estranea del tutto al proposito nostro, ma che non farebbe che trascinarci in un pelago immenso di contraddizioni fondata unicamente sopra vaghe congetture, senza mai rivelarci frattanto niente di positivo nè di verosimile, noi ci atterremo a' secoli più recenti, e più da noi conosciuti, onde essere in qualche maniera garantiti di potere colpire la verità di tutto ciò che ha un prossimo rapporto col popolo ebreo; assunto che dovrà essere esaurito da noi colla più gran brevità possibile, non essendo quì mio scopo di delineare il quadro analitico della totale dispersione del medesimo.

Appena dunque accaduta la funesta distruzione del secondo Tempio fatta da Adriano l'anno sessantesimo circa dell'Era volgare, la dispersione de' miseri avanzi d'Israel sfuggiti al brutale furore degl'inflessibili tiranni di questo popolo, si rese presso che generale in ogni angolo di mondo allora conosciuto; ma la posizione dove ha quello fissato i suoi stabilimenti maggiori fu in quell'epoca l'oriente; sebbene alcuni pretendono che un numero considerabile di ebrei fosse già domiciliato in alcune provincie di questa parte di terra anche lungo tempo avanti la fatale proscrizione di questo popolo dal suolo de' di lui progenitori; ma accolti in un luogo, espulsi in un altro, quì derubati, calunniati colà, perseguitati per tutto; essi non potevano fare una stazione permanente di un intero secolo continuato entro uno stato medesimo ed egli fu allora che l'Europa, e tutti gli stati d'occidente, così pure che l'Africa, e l'Asia, si riempirono ancora di queste sciagurate vittime erranti, e con un affluenza infinitamente maggiore di quella che calcolavano esse già ne' tempi fino allora decorsi [(101)].

Il primo esilio dunque che si procurarono gli ebrei nell'Europa, dopo la loro estrema espulsione dalla Giudea dee essere stato probabilmente la Spagna, in cui Vespasiano gli avea fino da quell'epoca trasportati, siccome il loro stabilimento in Alemagna non è, al parere degli storici, niente meno antico; ma cacciati da tutta l'estensione della Spagna nel 1492. da Ferdinando, il quale per si barbaro eroismo fu denominato il Cattolico [(102)], e da Isabella, molti di quella nazione si rifugiarono in varie provincie dell'Italia, e particolarmente in Roma, dove avevano lo stabile domicilio fino da' tempi di Augusto; alcuni passarono in oriente, ed altri si diffusero in molte provincie dell'Europa, dove furono ora più, ora meno crudelmente trattati a misura de' tempi, dell'interesse, e delle circostanze.

Allorchè gl'Imperatori si ebbero arrogata la potenza temporale sopra gli ebrei sparsi per tutta la superficie della terra, essi divennero una so[rta] di armento del sovrano a cui erano sottoposti; serfs de la chambre, come dice Basnage; tale infatti essendo il carattere umiliante che dessi portarono per lungo tratto di tempo in Alemagna, dove seguendo Mr. Dohm (ved. la sua Nota 35. sulla Legisl. Germ. relativamente agli ebrei.) fino all'epoca della Bolla d'oro alcuno stato dell'Impero non osava tollerarli, senza una permissione espressa dell'Imperatore. In Francia essi appartenevano al pubblico demanio Servi fiscales. In Inghilterra alla Corona, e non fu che nel secolo 16. che una Legge dell'Impero (come lo pretende il testè riportato Dohm) accordò il diritto a tutti i membri del Corpo germanico di concedere un rifugio alla raminga stirpe d'Israel; ma questo diritto siccome osservano i politici non si vide già mettere in pratica da veruno stato di Alemagna come prescritto lo avrebbe una saggia misura; poichè in varie provincie, come la Svizzera, tutto il ducato di Wurtemberg, il vescovado di Osnabruck ed alcune altre di tal fatta, gli ebrei non sono di veruna maniera neppure oggi tollerati.

La Russia gli ha espulsi ne' tempi decorsi, ed indi gli ha premurosamente richiamati a' tempi nostri giorni, accordando eglino de' privilegj tali che fanno ad evidenza conoscere l'equità, la saggezza, la tolleranza esemplare delle sue Leggi, siccome pure, i perspicaci talenti dell'inclito monarca che la governa.

In Danimarca non era un tempo accordato agli ebrei di abitare solo che certi dati recinti prefissi del paese, ed i medesimi non erano sofferti nè in Norvegia, nè in Isvezia; ma ora sono essi parzialmente protetti nell'una, bene accolti nell'altra, ed onorati nell'ultima. E l'illuminato Regnante di Baviera non è che due anni che gli ha formalmente naturalizzati per tutta l'estensione de' suoi dominj.

La Polonia è il paese in cui gli ebrei si sono sempre trovati in più gran numero, e dove hanno essi ottenuta la maggiore facilità per esercitare il loro Culto, e trarre liberamente partito dalla propria loro industria: è là sopra tutto, dice Basnage (Lib. X. Cap. 35. p. 968.) dove si odono gli alti ripetuti clamori sulla massima impossibilità in cui sono i cristiani a sostenere la concorrenza cogli ebrei, non meno in numero, che in ricchezze, in talenti, ed in Commercio. Quindi è che ogni traffico che mirasi esercitare in tutta l'estensione di quello stato, resta dall'influenza delle combinazioni abbandonato interamente in potere degli ebrei.

Era già da lungo tempo che questi venivano trattati con molto maggiore dolcezza, umanità, ed una politica infinitamente più sana di ciò che scorgevasi per lo passato in varie Città dell'Italia, e partitamente negli stati già dominati dal Pontefice Romano dove da molti anni godevano de' vantaggi ragguardevoli, e la Condotta irreprensibile de' medesimi gli faceva continuare di meritarli.