L'uomo atterrito dal niente che lo circonda, costernato dalla natia sua fralezza palpita, e trema ad ogn'istante sulla di lui sorte avvenire: cosa diventerò io mai, esso interroga se stesso, se non esiste un essere più potente di me capace d'invigilare alla mia Conservazione, e di proteggermi? Egli soffre sull'incertezza di meritare un si possente appoggio: egli è sollevato da quando è persuaso di rendersene degno; il primo oggetto che lo percuote, la prima idea che attonito lo rende per oscura ch'ella sia diventa la sua tutelare divinità. E dunque una si fatta idea estesa, e fortificata da una lunga successione di circostanze, e di riflessioni, modificata in mille guise differenti, passando da un uomo all'altro dall'una all'altra nazione, da un confine all'altro del mondo. Tale è infatti l'idea sulla quale si può basare fondatamente il prototipo genuino di tutte le Religioni che ingombrano la terra.

Eh che? Questo principio non è egli una conseguenza naturale delle prime riflessioni dell'uomo risolutamente abbandonato a' prestigj ammalianti della Religione? Non è questo il passo dello spirito umano allorchè comincia a sentire la necessità indispensabile di un Culto? E non si trova forse le trame di questi sentimenti primitivi nel Cuore medesimo di coloro che trassero la Culla dalla Sinagoga, dalla Chiesa, ovvero dalla Moschea? Ma quando è che il popolo si occupa esso della Religione? Quando è che egli opina seriosamente all'esistenza dell'Essere Supremo? Ciò avviene soltanto alloraquando si riconosce infelice, e mentre è pressato dal bisogno di qualche urgente immediato soccorso, che più egli non osa di aspettare nè da se stesso, nè da' suoi simili, nè dalla sorte. Quand'è che la moltitudine resta intimamente penetrata dall'esistenza di un Dio? Ciò accade allorchè un avvenimento inopinato lo abbandona in preda a qualche funesto pericolo, e quando le grandi azioni, o i prodigj sorprendenti gli annunziano la presenza di un essere onnipotente: infatti, le tempeste il fulmine, le calamità della guerra, la fame, la peste, le malattie la morte, hanno persuaso più gli uomini dell'esistenza di un Dio, di tutta l'armonia costante dell'universo, degli stupendi fenomeni della natura, e di tutte le profonde filosofiche dimostrazioni di Loke, di Clarke, di Leibnitz, di Newton. Ecco l'uomo: ecco sopra qual base fondano i loro principj tutti i settarj delle Religioni volgari: Primus in orbe timor fecit Deos &c.

Ma quanto mai ritrovare dovremo a quella opposta diametralmente la Religione salutare del filosofo, quella che quì si propone per modello esemplare dell'eccelsa Religione universale da proclamarsi fra gli uomini? Per

Per poco che si attenda resta con evidenza troppo convincente dimostrato che stabilendo noi per base di tutti i nostri fondamentali sistemi che Dio ha voluto fare esistere un rapporto costante fra esso e gli uomini, che gli ha dotati di libertà, e di ragione, che gli ha renduti suscettibili di bene, e di male, che ha loro indistintamente distribuita quella discreta dose di buon senso che forma il solo, e il vero istinto dell'uomo, e sul quale, secondo i filosofi è unicamente fondata la Legge naturale; quindi chi potrebbe mai opinare senza delirio, che noi guidati da tali eccelsi ammirabili principj, non abbiamo una religione, ed una religione molto più sana, più edificante, e assai migliore di quella che vantano tutte le sette che sono fuori dal grembo salutare di essa, per il motivo incontestabile che tutte quelle sette sono degeneri da' loro fonti primitivi, e per conseguenza, o mendaci, o alterate, e la Legge naturale è vera, e sempre intatta conservatasi quale fu essa in ogni tempo conosciuta nel mondo. Così potrebbesi diffinire con un dotto antico il Deismo altro per se medesimo non essere che il buon senso purificato dall'adorazione di un Dio, e le altre Religioni il buon senso pervertito dalla superstizione: dal che proviene che tutte le sette sono fra elleno si opposte, e si discrepanti, e che la morale su di cui il Deismo è essenzialmente fondato è per tutto la stessa: ciò accadere veggiamo unicamente per il solo motivo che quelle sono l'opera degli uomini, e che questa procede immediatamente dall'Essere Supremo; tanto è ciò vero, quanto che non si ha di sorte alcuna, traccia nell'Istoria che i fautori di questa abbiano cagionato giammai il benchè minimo tumulto sopra la terra, quando si vide questa mille volte lordata di sangue, e di misfatti atroci da' partigiani di quella; la più convincente ragione di tale notabile differenza si è per che i primi sono filosofi; or i filosofi possono fare degli erronei ragionamenti, ma non soliono mai usare intrighi, o violenze per costringere gli uomini che hanno l'infortunio di non appartenere alla loro classe benemerita del mondo ad adottarli come giusti, nel modo che praticare veggiamo agli ultimi ferocemente contro di coloro che ammettere non vogliono le loro mistiche illusioni [(148)].

A quale speculazione più eccelsa, più utile, più penetrante si è inalzato giammai la filosofia di quella che risulta da un si profondo ammirabile deismo? Ma questo domma sì semplice, sì salutare, non fu giammai in tutta la sua purità la religione fondamentale di alcun popolo, benchè fra questi molti individui si trovino, per altro, che ne facciano aperta professione senza mistero [(149)]. Ma la generalità degli uomini frattanto, che inerisce per lo più alle apparenti dimostrazioni macchinali v'intruse ciecamente le sue misteriose follie, e le stupide assurdità de' suoi spirituali direttori, abbandonando i sublimi principj della Religione naturale, i quali non espongono la società a verun pericolo nè infortunio, ma colle possenti edificanti verità ch'essi per loro medesimi racchiudono, consolidano fermamente la vera felicità degli osservanti, perfezionano le Leggi destinate a proteggere la giustizia, e l'innocenza, e somministrano l'idea sublime inalterabile di un Dio che al solo filosofo concerne assolutamente di estollere con buon senso, e di adorare con animo integro, e con intima fondata Convinzione.

Dal che dovremo quì ragionevolmente conchiudere che siccome la Religione che ha per sua base inconcussa la purità, la semplicità, la chiarezza, esente da pregiudizj, e da cerimonie abusive quale l'abbiamo noi radicalmente fondata, forma il più solido conforto di coloro che la professano, così quella che non si regge che sulle pratiche inutili, su' dubbi, su' misterj, e sul fanatismo, forma il perpetuo tormento de' suoi seguaci, ed è degna dell'abominio degli uomini, e dell'obblio de' saggi. Ma per che mai esclama Shaftesbury il nome di Deista rispettare non si mira tanto che basti; per che mai tutti gli uomini non prendono essi unanimi questo carattere esimio? Il solo Codice che noi dovremmo riguardare sano, il solo vangelo che leggere, e meditare assiduamente si dovrebbe è il gran libro della natura vergato di propria mano dell'Eterno, e sigillato dalla sua Divina incorruttibile impronta, e la sola religione che si dovrebbe generalmente professare da tutti gli enti ragionevoli è quella unicamente di adorare un solo Dio, di essere integerrimi, saggi, e umani; altri santi non si dovrebbe solennemente canonizzare in questa eccelsa religione, che i benefattori dell'umanità, gl'inventori di nuove utili arti, ed i propalatori di lumi, e di coltura; ed altri non potrebbero dirsi riprovati, solo che i protervi malfattori verso la società, i fanatici atrabilari nemici della felicità pubblica, e gl'insensati persecutori dell'umana ragione. Un Culto di sifatta natura non può essere fondato che sopra de' principj eterni, e invariabili, e che suscettibili come le proposizioni della Geometria delle dimostrazioni le più evidenti, sieno attinte nella stessa natura dell'uomo, e delle cose. Or tali inconcussi principj una volta esattamente conosciuti da una classe d'individui, anche da un popolo, per che mai non potrebbero quelli convenire del pari a tutte le nazioni della terra, all'intera società umana? E se l'accidente ci fa scorgere fra di esse qualche apparente varietà, ciò non può succedere che in alcune delle applicazioni a' medesimi ne' paesi differenti dove il caso pone certi popoli, senza che vi concorra forse la loro volontà, o disposizione. Quindi è tanto impossibile che una Religione sì pura, sì eterna, e sì ammirabile produca sulla terra il benchè minimo nocumento, quanto il fanatismo delle sette odierne non ne commettesse a esuberanza in tante guise differenti, malgrado che la stessa Religione sdegnosamente se ne opponga, e le Leggi adirate vi si allarmino contro con furore [(150)].

Rapiti da un estasi Divina che questo Culto insigne ci prepara in guiderdone della resipiscenza nostra, noi vedremo allora un effetto pronto, e salutare delle nostre fervide ossecrazioni, le quali tutte indirizzate onninamente saranno al solo Essere Supremo, ed esso ci procurerà una folla immensa di beni, allora quando noi ce ne renderemo degni, colla virtuosa condotta nostra, colla nostra ragione; esso può solo somministrarci gli antidoti efficaci co' quali porgere un immediato conforto a tutti i nostri mali; esso non ci punisce, o non ci dimostra de' rigori, se non se quando noi gli volgiamo il dorso per prostituire i nostri incensi all'esecrabile altare delle follie che la nostra imbecille superstizione osa di frequente inalzare sul trono che ad esso appartiene unicamente ad ogni riguardo.

Queste sono tutte verità che autenticate ampliamente vedremo in ogni tempo sempre che l'animo nostro vi sia disposto completamente ad abbracciarle, a trarne quel profitto che all'uomo lice di ricavarne, ed a restare insieme persuasi, non esservi follia più deplorabile, e più meritevole di essere giustamente combattuta di quella che lungi dal procurare alcun bene solido, e durabile alla specie umana, non fa che deviarla dal retto sentiere, cagionarli de' trasporti, renderla miserabile, privandola di quelle proficue cognizioni che sole potrebbero mitigare il crudele rigore della sua sorte. Gli esseri umani enti ragionevoli tenteranno indarno di essere sanati da' loro smarrimenti, se non cercano di liberarsi da' loro inveterati pregiudizj. Non è che mostrando loro la verità ch'essi conosceranno i loro interessi i più cari, ed i motivi reali che debbono portarli al possesso del vero bene. Gl'istruttori de' popoli dopo di avere fissato inutilmente i loro sguardi attoniti sul Cielo, dovrebbero finalmente ricondurli sopra la terra, e proscrivere da' loro ammaestramenti quelle favole ridicole, quelle cerimonie puerili che hanno fatto per tanti secoli travviare lo Spirito umano, per non occuparlo che di verità sensibili, di una tersa morale, e di utili e instruttive Cognizioni.

Fine