Ricerche filosofiche sul sistema di Religione che più converrebbe di stabilire fra i popoli per riunire le loro Teologiche opinioni: la Specie umana non potrebbe mai riuscire con successo in tale malagevole assunto, se non se proclamando univocamente una sola Religione universale

La Religione vera, o falsa ch'ella sia, tenacemente s'impossessa dell'uomo per sino dal primo istante che natura lo produce fra i viventi, lo accompagna durante la sua vita, senza mai perderlo di vista un solo istante, e bersagliandolo senza interruzione or colla speranza di un tenebroso avvenire, ed ora co' timori di un averno fulminante, lo segue fino alla tomba, confuso, e titubante sul destino che lo attende: quest'orrido spettro più temibile ancora per le sue per le sue minacce inesorabili, che consolante per le sue mistiche promesse è stato fino ad ora un enimma impenetrabile non meno per coloro i quali abituati sempre a tremare al suo aspetto hanno ad esso conferito un esistenza reale che per gli altri i quali non vi hanno potuto scorgere che un labile fantasma bizzarramente immaginato per ammaliare, o sorprendere la credula fantasia de' mortali, senza che niuno fra questi abbia mai osato fino ad ora di rendere conto a se stesso della propria superstiziosa umiliazione; ma tutti, al contrario, servilmente piegando l'abbattuta cervice sotto il giogo pesante de' loro direttori spirituali dall'aurora della vita fino la notte della morte, essi o non vollero curare, o comprendere non seppero, che più i dogmi che ci vengono insegnati ne' varj periodi della nostra età sembrano assurdi, e ripugnanti, e vieppiù la ragione ha un diritto imperscrittibile d'invigilare contro l'errore, e l'impostura, bilicando esattamente il valore delle opinioni che l'educazione, e l'esempio resero in noi radicalmente dominanti fino dalle fascie: sempre sottomessi all'imperioso Cenno del ministro teocratico che comanda di credere, e vieta severamente di ragionare, essi riguardarono come un delitto irremissibile di fare l'esame della verità, e lo scrutinio della ragione, e allora quando si è pervenuti al punto fatale di dovere consultare l'una, o interrogare l'altra più ovunque non s'intese che la voce criminosa dell'ignoranza, e del fanatismo echeggiare, con istrepito, fino alle più recondite parti di ogni Cuore umano i sonori accenti de' loro infami trofei.

Ma appena la filosofia ha renduto felicemente all'uomo il diritto di pensare che accordato avea ad esso la natura, e che l'autorità spietata de' suoi savi ministri gli avea malignamente carpito che il primo uso che ha esso fatto delle sue facoltà intellettuali fu quello di sottrarsi alla truce schiavitù in cui gemea, spezzando i suoi Ceppi diffamanti, di combattere la vetusta superstizione degl'ingannati suoi progenitori, e di fare ricadere sovra di essa l'avvilimento, e l'esecrazione, che meritano ad ogni riguardo i suoi fautori sitibondi di sangue, tiranni ed ignoranti. E per che mai tutto il genere umano non seguita costante le stesse traccie salutari che additate ci sono da questa eccelsa filosofia, non si occupa indefesso de' medesimi consolanti principj ch'essa egregiamente prescrive? Tutte le promesse lusinghiere con le quali ogni religione seduce la mente arrendevole de' suoi credenti, valgono esse mai i dolci incanti che agli uomini procura quell'esimia direttrice delle loro azioni, la quale senza alimentarli di chimere, o di fantasmi procura loro il massimo de' beni, qual è quello d'illuminarli, e di svellere dal loro Cuore que' germi venefici della superstizione della menzogna di cui furono essi per tante volte nel mondo la vittima e lo scherno? Eh, che? tutta la terra coperta ancora di tanti milioni di esseri umani caduti ferocemente sotto il cruento acciaro de' zelanti satelliti di que' mostri non è ella sufficiente per attestarne i terribili furori? L'Europa non è tutta via fumante de' fuochi sterminatori che la consumarono sì di frequente, non mirasi quella gemere ancora sotto un affluenza incalcolabile di tempj, e di altari consecrati a' più orridi smarrimenti, ed agli assurdi? Tutti i sanguinarj flagelli che cospirarono in ogni secolo, e ovunque la distruzione del genere umano, ebbero essi altro appoggio per sostenersi, che un ipocrito zelo di religione di cui si servirono poscia di terribile arma que' mostruosi tiranni che si formarono un piacere di soggiogarlo? Chi non fremerebbe di vedere i popoli condannati a lottare promiscuamente per folle arbitrio contro tante calamitose sciagure, senza poterne calcolare giammai l'estremo termine, e quale orrore di udire l'uomo fieramente gridare al massacro, allo sterminio dell'uomo fattosi per se stesso ciecamente lo spietato promotore delle sue pene? Tale sarà mai sempre il destino deplorabile di questa specie fino a tanto che l'interesse di un popolo non saranno quelli di un altro, i diritti di un uomo quelli del suo simile, e la credenza di tutti gli esseri pensanti identica, e uniforme in ogni sua parte, basata sulla ragione, e diretta da que' salutarj principj sconosciuti pur troppo da essi onninamente fino al presente [(145)].

Da tale armonia univoca e concorde risultare direttamente vedremo l'uniformità inalterabile fra tutti gli esseri umani de' loro sistemi religiosi, e de' loro vincoli sociali; l'odio, e la persecuzione saranno proscritti per sempre dall'animo di essi; il germe letale di astio, e di vendetta non ritroverà più asilo ne' loro Cuori, più non si vedrà erigere un altare sulle rovine dell'altro, e l'urgente necessità d'illuminarsi, e di sviluppare la loro ragione si farà loro con veemenza più sensibile sentire. In questo modo il talismano esecrabile delle chimere che abbacinarono i popoli verrà bentosto dissipato agevolmente, e le opinioni metodiche, e sane accorreranno ad allignarsi per loro stesse in quelle teste che supponevasi destinate perpetuamente all'errore, alla menzogna.

E soltanto così che l'eterno creatore supremo può farcisi palese a prima vista onde leggervi possiamo in caratteri indelebili quale sia il vero Culto esimio, il più venerabile, il più degno di lui, senza essere costretti di ricorrere alle visioni tradizionali degli uomini, ad oggetto d'investigarne il pretto senso genuino.

Dio ha detto all'uomo, io ti ho creato, io ti ho dotato di una perspicace intelligenza, e di una purgata ragione, affinchè a te servissero entrambe, come due guide infallibili, e pronte per condurti saggiamente nella tua vita, per renderti capace di adempiere la mia volontà sovrana, ed ad un tempo medesimo conoscere ampliamente i doveri che ti vincolano alla società de' tuoi simili, a penetrarti de' moltiplici vantaggi che risultano immediatamente dall'armonia costante di tale mutuo legame.

Ecco il solo, e il vero Culto che potrebbe superiormente inalzare l'uomo rendendolo universale, per che il solo degno di un Essere Supremo, e che può dirsi giustamente marcato del suo sugello eterno e di quello della verità; ogni altro Culto porta seco la fallace impronta dell'uomo, e per conseguenza dell'errore, del fanatismo. La suprema volontà di un Dio giustissimo, e ottimo è che gli enti ragionevoli sieno felici, e per essere tali essi hanno duopo di coltivare la loro ragione, e divenire saggi, e illuminati.

Questi è infatti l'unica, e il sano Culto che un Dio di verità comanda, e che la filosofia sempre intenta a migliorare la condizione umana si studia di propalare fra le nazioni.

Impressionati profondamente da questo sublime edificante Linguaggio riconosceremo ad evidenza quanto la nostra Religione è incomparabilmente più eccelsa, più limpida, e più sana di tutte le altre conosciute, e praticate nel mondo fino al presente, laddove queste impongono alla ragione un obbedienza meramente cieca, e macchinale, quella gli permette di acquistarne ampliamente la vera idea, d'intenderla, e di profittarne senza mistero [(146)].

D'altronde quale mostruoso confronto rifiutare noi vedremmo analizzandole di passaggio entrambe? L'enorme opposizione fra di esse ci sorprenderà a prima vista; l'una riconosceremo avere per base la contemplazione, la morale il raziocinio, quando non è sostenuta l'altra che dall'avvilimento, dal fanatismo, dall'ignoranza: convinciamocene col fatto [(147)].