S I H
grida volto verso Elisenda:—Stephanus Imperator Hispaniae!
Elisenda lo guardava atterrita, eppur beata, tanto era sublime quel fiero garzone in quell'atteggiamento di trionfo. Ma intanto la fiamma sconvolta divorava il cero e mordeva il dito d'Estebano.
Quando il pesante candelabro fu ricollocato sul suo piedistallo, della torcia non rimaneva più che un mezzo pollice appena; le lettere H e I della sigla erano dileguate.
Elisenda sclamò:—Guai a me se si spegne!
Il giovanetto s'accorse allora che tutto intorno all'estremo del cero girava una grossa lista di pergamena. La distaccò per prolungare così d'un minuto la vita alla fiamma.
La pergamena era piena di simboli sacri, di formule cattoliche che s'insertavano bizzarramente a molti caratteri orientali. Nel mezzo della lista apparivano queste parole miniate in rosso:
ANATHEMA SIT
Estebano s'era messo già a decifrar quel mistero, allorché Elisenda dié un grido.
—Elisenda mia!—sclamò, e le fu subito accanto.