—Coll'uno o coll'altro senza predilezione.
—Se ciò v'è indifferente, pigliamo ciascuno il nostro. A me i neri, se permettete.
—Ed a me i bianchi. Benissimo,—e si misero a disporre i pezzi sulle loro case. S'aiutavano scambievolmente con eguale cavalleria nell'ordinamento de' loro scacchi; il negro, quando gli capitava, metteva a posto una pedina bianca, il bianco ricambiava la cortesia mettendo al loro posto alcuni pezzi neri. Quando furono tutti e due schierati, Anderssen disse:—Vi avverto che sono piuttosto forte; potrei chiedere di darvi il vantaggio di qualche pezzo, d'una torre, per esempio?
—No.
—D'un cavallo?
—Nemmeno. Mi piacciono le armi eguali s'anco è disuguale la forza. Apprezzo la vostra delicatezza, ma preferisco giuocare senza vantaggi di sorta.
—E sia. A voi il primo tratto.
—Alla sorte,—e il negro chiuse in un pugno una pedina nera e nell'altro pugno una pedina bianca; poi diede a indovinare all'Americano.
—Questo.
—Ai bianchi il primo tratto. Incominciamo.