SIGNORA—É verissimo! (Capperi. Chiacchera meno la donna dell'uomo!)

ALFREDO—E se non erro, voi, com'io, siete artista!

SIGNORA—Sì, io fui cantante, e ricordo che voi siete Pittore, per quanto in quel viaggio, mi avete esposto (memoria di ferro).

ALFREDO—Perdonate, vi prego, alla mia curiosità…. ma perchè, voi, giovane ancora, avete abbandonata l'arte?

SIGNORA—Perchè il Conte Alfredo Stirtlizt, triestino, mio marito, assai ricco, non lo permise. Egli viaggiando, mi sentì cantare nella Traviata a Barcellona, se ne innamorò, mi sposò, e mi condusse a Trieste. Ma, signore, io perdetti quel caro amico, dopo soli tre anni di convivenza, e non sono per anco due mesi che egli passò a miglior vita. Mi lasciò ricca, senza figli, ma col vuoto nell'anima. (Due creature pertanto, che contemporaneamente, avevano il vuoto nell'anima!)

ALFREDO—Anche voi, dunque, sventurata! Anch'io sono infelice, sono celibe ancora, amo e non sono riamato. Ma credete, amo assai, e vi prego non chiedetemi il nome suo…. Ditemi piuttosto il vostro. Io intanto vi vi dirò il mio…. Mi chiamo Blandis Alfredo, lo stesso nome del fu vostro sposo.

SIGNORA—Ed io mi chiamo Carlotta Zaira Coriktzin, Stiriana. Il nome Carlotta l'ho lasciato, per non evocare mesti ricordi. Ma ohimè, a che valgono le mie ricchezze, se non ho più chi a me pensi? Il cuore non ama le ricchezze. Il cuore vuole un cuore, e niente più. A 30 anni, e vi giuro che non ne rubo alcuno, io sono già morta sulla terra, e non so consolarmene, perchè il mio defunto marito mi voleva tanto bene, e d'ogni premura mi colmava.

Perfino il mio vecchio fedel servo, un meticcio, acquistato all'Avana, il buon Jon, accenna ora ad ammalarsi, e l'altro dì, lo dovetti rimandare a Trieste, portato da un somaro fino alla ferrovia… Il poveretto, mentre pochi giorni fa, saliva con me questo monte, cadde e ne ebbe forte distorsione al piede. Ora sono qua sola. Ho bisogno per certuni piccoli incomodi, dell'aria balsamica delle montagne e vorrei a piccole giornate, raggiungere l'Ospizio dell'Alpe; ove, troverò forse qualche mia amica triestina.

ALFREDO—Io non ho destinazione fissa, perchè il precipuo mio intento fu quello di allontanarmi da luoghi a me infausti. Sono lombardo, amo la caccia, sono pittore, mi diletto di poesia che in questi monti, più facilmente è nutrita e…. se…. mi tollerate… per vostro compagno di viaggio, fino lassù, ne sarò lieto, perchè lo stare con voi sarà di certo molto gradito.

SIGNORA—Accolgo, senza apprensione di sorta, la vostra proposta, e senza esagerato rispetto alle cosidette convenienze sociali, nemiche all'arte ed alla poesia. Noi, se vi piace, partiremo insieme anche oggi stesso.