Quello strano essere, si accontentava di poco; aveva avuta in quel momento l'intenzione di ridursi alla sua brutta camera dell'albergo, non lontana dalla chiesa, ma invece si trovò, dopo cinque minuti, nella valletta sottostante. Accortosi a questo punto come le gambe lo avessero trasportato là dove non voleva il pensiero, senza stupirsene, perchè cosa non nuova, decise di risalire il colle e di fare una visita anche lui a Proserpina la vecchia indovina di quel paese vicino al cielo. Quella signora, pensò Alfredo, essendo la moglie di Plutone (come dice la mitologia) e la Regina dell'Inferno, dovrebbe saperne più degli altri. Io non sono mai stato nè spiritista, nè superstizioso, (Alfredo, come sappiamo, era soliloquo), ma in questo momento, provo anch'io la tentazione di sentirmi predire il futuro. Coraggio dunque.

In quattro altri salti, Alfredo è già sulla porta della donna padrona dell'inferno. Non ebbe bisogno di fare anticamera, perocchè a due passi dal vestibolo, era là in piedi la dea nera (certamente un'africana) che con un cenno della mano lo invitò a sedere su di un vecchio baule, da cui sporgevano pergamene antiche. Alfredo volea parlare ma quella signora appoggiando verticalmente l'indice sulla bocca, fece comprendere che bisognava tacere. Ed invece cominciò a parlare ella, giacchè anche le donne dell'altro mondo, devono parlare sempre e per le prime.

Dunque voi, giovanotto, ma sulla trentina, vorreste conoscere il vostro avvenire?

Non importa che io sappia della vostra condizione. Mi pare del resto che non siate nè un avvocato, nè un giudice, nè un professore di statistica, nè un medico alienista, ma vi credo un mezzo artista, dal modo di vestire, ed un mezzo poeta dal modo di portare il cappello troppo alto sulla fronte. Ebbene il vostro avvenire, eccolo:«Se volete essere per lo innanzi, meno infelice, praticate senza dilazione, col trapano, un piccolo foro al capo nella scattola posteriore, cioè al cervelletto, lasciate escire tutta l'acqua calda, e poi con una siringa, rimettetevi tutta acqua fredda (una inezia). Quanto alla durata della vostra vita, non si sà di preciso, ma posso dirvi fin d'ora, che se proseguite colla stessa andatura di prima, andrete più presto alla casa di Plutone mio parente, al quale però io vi raccomanderò senza alcun fallo….ed abbiate inoltre spesso presente, il Pedro adelante cum juicio, _del governatore spagnuolo di Milano, al suo cocchiere, mentre passavano framezzo alla sommossa popolare di quell'epoca_¹.

¹ Pietro và avanti con giudizio.

Quelle parole di Madama Proserpina, fecero su Alfredo l'effetto di un litrone d'acquavite, perocchè quale un ubbriaco, non sapea levarsi da quel perfido sedile, quantunque per alcuni chiodi si pungesse le natiche. Non ebbe altra energia che quella di chiedere, quanto era il suo debito? Nulla, esclamò la Indovina, perchè voi siete povero com'io, ed intanto imparate ancorachè«il male che noi facciamo, non ci attira tante persecuzioni e tanto odio, quanto ce ne attirano le nostre buone qualità.»…. addio!! Quella profetessa spinse in tal modo, il malato a fare, come suol dirsi, le valigie pel ritorno all'antica sua dimora.

Pertanto, i nostri compiacenti lettori sanno ora che alla Cura Climatica Alpina, erano andati in quella primavera, fra molti altri, anche alcuni personaggi importanti del nostro romanzo, cioè Violetta, Alfredo, Zaira. La prima per riguadagnare la sua perduta giovialità; il secondo, per far sbollire, potendolo, il calore del capo constatato dai tecnici e dai profani, di quaranta gradi centigradi; la terza per guarire in qualche maniera, da' suoi piccoli disturbi isterici. Perciò non sarebbe strano, accogliere il paradosso; che per alloggiare le menti positive o sedicenti serie, potriano bastare i manicomi vigenti; mentre per ricoverare decentemente tutti i monomaniaci esterni, si vorria un locale vasto quanto il globo terracqueo.

E se non altro, avremo il magnifico piacere, di vedervi rinchiusa, come sopra, anche un po' di gente troppo seria.

PARTE SECONDA

CAPITOLO I.