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Maddalena ed Elisa, quelle due esemplari, e misere fanciulle, avevano vissuto del loro lavoro, nel tempo di assenza dei fratello, che fu di circa un mese. Sempre melanconiche e trepidanti sulla sorte del loro Alfredo, del quale non avevano notizie, in causa dei luoghi foresti ove avea viaggiato, quantunque un vigliettino l'avesse fatto, che andò smarrito forse, o forse sequestrato. La corrispondenza epistolare, soffre anch'essa, a norma dei tempi, le sue eccezioni. Perciò in certune eventualità, bisognerebbe ricorrere ai sotterfugi. Per ingannare l'olfato dei segugi, anche la lepre, al mattino, pria di accovacciarsi, spicca un'enorme salto, e questo, la salva tante volte dai cani e dal fucile…..
Maddalena avea saputo già dall'amica Linosi, sua coetanea (perchè entrambe poco al di sotto del sesto lustro) abbastanza, per conoscere della passione di suo fratello, ma di questo, poco si era commossa. Alfredo, avea promesso al letto di morte della loro adorata mamma di non abbandonare le sorelle, di non ammogliarsi, ed inoltre la famiglia Blandis era troppo povera in confronto della famiglia Giacinto. Le classi patrizie, la borghesia aristocratica, non derogano dalla massima di raddoppiare, coi matrimoni, le sostanze…..
…. Del Commendatore Aringa dopo il duello così felicemente risoluto, non se ne parlava più e da un mese circa lo si diceva partito per un lungo viaggio.
Quanto a Donna Tullia, non vedendo mai giungere il suo ritratto che dovea farle Alfredo, dichiarò a Maddalena che non occorreva più farlo. Dicevano in paese, che quella brava signora avrebbe presto sposato in seconde nozze il praticante farmacista signor Brichetti Galeno, un complesso veramente confortevole. Quel giovanotto era nato in Luna piena e perciò aveva dal suo lato la buona sorte. Da poverello, diveniva signoretto, salvo ecc. le complicazioni eventuali dell'avvenire.
All'Abatino, era scappata la serva, perchè non poteva fare la padrona. Il maturo signor Balena, ad onta della pancia conica, che lo rendeva pigro, l'avean fatto giudice Conciliatore del Comune, ove per fortuna, avveniva una quiestioncella sola all'anno, che felicemente risolvevasi in causa del suo non comune buon senso. La giovanetta Elisa, sospirava talvolta, non vedendo chiaro, come suo fratello ed altri, potessero con indifferenza rinunciare al matrimonio. Troppo giovane era tuttavia ingenua. Don Stecca Pancetti, il Cappellano, era sempre di tetro umore, perchè la questua ecclesiastica andava deperendo a vista d'occhio. Violetta era tuttora in viaggio verso il nord, mentre Alfredo ritornava a casa, verso il sud. A numerare i polli suoi, tratto tratto, giova in massima alla solerte massaia. Così abbiamo fatto anche noi, senza l'interesse delle uova.
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Qual festa in casa Blandis, la sera del ritorno di Alfredo, che fu di ventotto giorni dopo la partenza. Quelle care giovani, non capivano nella pelle dalla contentezza. Lord faceva echeggiare la casa di allegri latrati, e lordava colle zampe il corpetto delle padroncine. Scherzava colla sua vecchia amica, la gatta, e la fiutava. Aveva grande appetito, perchè l'ultima tappa era stata la più lunga, e perciò onestamente inghiottì un mezzo salame nostrano che stava sul desco. Nessuno de' suoi padroni, se ne accorse, tanto erano in orgasmo. Alfredo, stava sicut in principio, un momento di umore passabile, e poi ricadeva sempre nella sua idea fissa, cioè Violetta che egli si raffigurava, già chiusa e piangente nella cella del monastero. La famiglia Blandis cenò senza molto discorrere in complesso, perocchè Alfredo, non aveva tempo di parlare; ma solo di pensare.
Sonvi tasti, che non si devono toccare, presente la famiglia. Soltanto Elisa, fra il silenzio di Alfredo e di Maddalena ed il russare di Lord, sdraiato in un cantuccio della camera, raccontò, con dettagli di un suo recente sogno, nel quale aveva visto, giungere dalla California (eravamo, disse, in primavera), molti minatori, al servizio di un vecchio, lontano parente, straricco; esso pure di cognome Blandis, con tante casse d'oro; cercando di Alfredo, a cui erano dirette.
Ma Alfredo, che negli anni addietro, aveva al pari di sua sorella Elisa, tante volte sognato la medesima cosa diè una scrollata di spalle, non prestandovi alcuna fede. Non sai, disse, mia cara, che lorquando si è ubbriachi tutti vogliono darti da bere? Così avviene della fortuna e delle ricchezze. Esse vanno quasi sempre, dove già è fortuna e dovizia a mucchi. Non crediamo dunque a tali sogni, che sono appena il risultato dei nostri folli desideri fatti durante la veglia. La fortuna è bastarda. Favorisce a casaccio ed a capriccio, e talvolta le sue origini sono pur troppo bastarde od oscure.—E' meglio trascurarla, e preferire la onesta povertà che vi permette la indipendenza fiera di ogni servaggio, e sicura da future umiliazioni. Alfredo ragionava meglio in casa sua che fuori.