Oh! la indimenticabile Francesca da Rimini, esclamava tante volte, fra le sue veglie, Alfredo, oh! il verso splendido «Amor che al cor gentil ratto s'apprende» (DANTE—Inf. Canto V) trascurando poi il successivo = «Amor che a nullo amato amar perdona» molto docente¹.
¹ Amore che non consente che chi è amato, non riami = (Dalle note esplicative).
Noi presumiamo di avere, sebbene forse precocemente, compreso, siccome l'amore di Alfredo per Violetta, dovesse essere fra i soprannaturali, e fra gli incurabili, quanto le malattie croniche…………. Se non che appena il misero Alfredo s'ebbe in petto la freccia amorosa, sviluppossi in lui una complicazione da impensierire qualunque medico curante, vogliam dire, la gelosia, raramente dal vero amore scompagnata, quel mostro che fece diventare l'innamorato Otello, strangolatore. La gelosia di Alfredo, non era tale da farlo assassino, perchè di carattere mite, che, in ogni caso, in luogo di strangolare, si sarebbe strangolato. Ma appunto perchè di mite indole, egli soffriva dippiù. E di chi e di quali cose geloso? Di tutto e di tutti, senza un punto sicuro, quindi geloso dell'ignoto, e sprovvisto di qualsiasi diritto. In conclusione quel povero Alfredo, per colpa della sua testa vulcanica, o della sua tenerezza di cuore, o perchè infine, fosse troppo artista; provava già da tempo le pene dell'inferno, nella bolgia riservata, prima ancora, di scendervi. La sua consueta giocondità, la quiete, il sonno, la pace, perduti!
E chi oserà dunque negare, che l'amore e la gelosia, non sieno i principali ladri della pace?
Suicidarsi? No, perchè sebbene infelici, bisogna avere il coraggio di vivere per gli altri che di noi vivono.
Alfredo trascinava pertanto, da lunga stagione, una misera vita, piena di tristi presentimenti. Egli, ne' suoi frequenti soliloqui, si chiedeva cos'è la vita? E tosto risovvenivasi di avere letto questi bei versi:
« Il passato non è, ma ce lo pinge
La dolce rimembranza,
« Il futuro non è, ma ce lo finge
La credula speranza
« Il presente solo è, ma in un baleno
Passa del nulla in seno;
« Dunque la vita è appunto
Una memoria, una speranza, un punto…..»
Sì, ma, del resto, abbiamo un bel dire noi filosofi. Quell'innamorato Pittore, ad onta dei mille proverbi, dei quali aveva dovizia, non sapeva cessare un solo istante, del dì e della notte, dal pensare a Violetta, dal vedersela dinnanzi agli occhi, siccome un raggio di luce ardente, vivificatore.
Oh! almeno sorgesse in favore del nostro tribolato artista, qualche straordinario avvenimento, tale da compensarlo del suo dolore, o da guidarlo in più fortunato calle! Noi, del resto, che conoscemmo la peregrina di lui costanza, negli affetti più caldi, avremmo dei dubbi, su qualsiasi cambiamento.
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