Talvolta accade che due sposi della classe così detta più civile, vadano al talamo siccome due forestieri, e viaggiano i primi giorni insieme, e poi ciascuno per proprio conto. L'indole rispettiva, del resto, non si sa il perchè precisamente, ma solo presumibilmente, viene a palesarsi sempre dopo il matrimonio e mai prima lorquando si vedono le sole virtù. Un caso psicologico. Da qui la eterna ragione della incompatibilità dei caratteri, da qui la reciproca trascuranza. Allora o l'uno o l'altro cade, od insieme cadono entrambi…. e nascerà…. quanto noi dobbiamo lasciarvi immaginare.

Importa dunque meditarvi intorno, dai pochi, della sola dote, amorosi delle poche, del maritarsi in genere, entusiaste.

Ed anche questo Capitolo amaro come la Genziana, è ormai esaurito.

PARTE SECONDA

CAPITOLO III.

Lo studio di pittura

Da quindici giorni circa, Alfredo lavorava in fretta e furia attorno al suo quadro, Il Parlatorio del Convento di Monache. Lo voleva compiere in breve, chè lo cuoceva brama ardente, di rivedere anche un momento solo, per una propizia occasione, la sua Violetta. Volea bearsi anco una volta di quella vista a lui tanto cara. Di quell'angelico sorriso, che egli nel suo quadro non sapeva col penello emulare. L'avrebbe veduta fra l'ombra del monastero, ma non importa. Non potea persuadersi, siccome Violetta, tanto giovane e bella, col suo sentire tanto squisito, tanto nobile, tanto giocondo, volesse seppellirsi in un Convento, rinunciando così alle gioje comuni della vita.

Cirillo Buonpensieri, l'amico sincero, desioso di rivedere il suo Alfredo dopo circa due mesi di assenza, entrava in quel momento nello studio di pittura. I due amici d'infanzia si abbracciarono con entusiasmo, e dopo parecchie domande di Cirillo ad Alfredo, sulle bellezze ed avventure del di lui ultimo viaggio, il primo si meravigliava pel soggetto del quadro di genere, in grande formato, quasi a termine. Il Parlatorio di un Convento di Monache? Io avrei scelto, osservò allegramente Cirillo, piuttosto Gli effetti soavi di una festa da ballo! Quadro di fantasia contemporaneo. Che ne dici il mio grazioso Cenobita? Anch'io, vedi, ebbi l'incarico di scolpire in marmo, un Alcide, ed invece scolpii Ebe, proprio nel momento in cui cade sconciamente colla fiala del suo nettare, dinnanzi a Giove.

De gustibus non est disputandum, amico Cirillo, osservò sospirando Alfredo: io amo gli effetti mistici, il silenzio, la mestizia del ritiro ecc. Scommetterei, invece, replicò Cirillo, che tu mi fai qualcuna delle solite imprese alla Don Giovanni. Cose ormai giù di moda. Bada che questo dipinto magnifico per verità, non abbia a costarti dei grattacapo! Tu dovresti andare ad imparare il «mutano i saggi a norma dei casi i lor pensier»

Dimmi chi vive là dietro la cancellata, frammezzo a quelle due carcasse, che attrae il tuo pennello? Vi cerchi forse la Fata Armida del Tasso.—Sai bene che noi ci conosciamo. Parlami franco…… Là entro vi è un amore infelice. Un disinganno orribile forse, e tu hai scelto, da quel cuore appassionato che sei, il mezzo artistico che ti aiuti a vedere, od a rivedere, od a parlare, o magari a baciare, se la potrai far franca, od a far pentire, insomma, della sua tetra risoluzione, qualche monachella, stanca, non per sempre forse, della vita sociale.