Reduce dal Teatro, Alfredo non ebbe voglia (tanto era preoccupato per mesti ricordi) di aprire una ventina di piccoli e grossi dispacci, deposti sul suo tavolo da notte, dalla portinaia, come al solito. Rimandò al mattino seguente quel lavoro, talvolta uggioso, e talvolta ameno. Era uno dei vantaggi meno graditi, della ricchezza. Aprì e lesse in prima una letterina nitida calligrafia stampatello, in piedi, con tanti ornatissimi ed illustrissimi in principio, a metà, in fine.

Guardata la firma, era di Don Stecca Pancetti, il nostro buon Capellano, che chiedeva sussidio onde poter erigere in paese, e in luogo salubre, elevato e isolato, un'oratorio femminile, adatto a raccogliere nei dì festivi, tutte le giovanette non abbastanza istruite, ed a scanso di altre compromettenti distrazioni. Lasci pure che si raccolgano dove lor piaccia, disse di mal'umore Alfredo, egregio Don Stecca. Se non fosse villania, meriterebbe non rispondergli affatto, ma si potrà rispondergli che le giovanette, alla festa, stanno meglio od in famiglia od al passeggio. Ora vediamo quest'altra—«Signore tutti abbiamo diritto di vivere (giustissimo) qui sono tutti cani, senza un momento di cuoraccione. Fra una settimana, corro, volo in America od in Africa, e se mi manda, magari un bijetto da mille, io lo difenderò, in ogni occasione, a spada tratta. Domani, pensò Alfredo ti mando il biglietto preciso che cerchi, prima di tutto perchè sei certamente un capo ameno, e poi perchè non ti colga il ticchio di venire in persona a pigliare quanto ti occorre. I matti sono bensì tutti sotto la mia protezione, ma però alla larga.

Leggiamo la terza; una lettera a stampa, un manifesto rèclame. Viene da San Secondo (Parma). In testa al foglio un majale grasso; firmato: Società di incoraggiamento all'industria porcina. Vuol farsi fornitore della mia casa, a prezzi ridotti, ed esalta le sue famose spalle. Risponderemo, dice Alfredo, che non sono le sue, le spalle che mi piacciono dippiù; così la pensa anche il mio amico Cirillo.

Andiamo avanti, disse Alfredo, che era diventato quasi di buon umore. Ecco una quarta—una antica conoscenza della città di B., che mi rammenta i bei giorni passati, e che ora ha tre figlie da marito, piene di salute se non altro, di capigliatura diversa l'una dall'altra, come pure il volto, ma tutte simpatiche, e che anch'esse vorrebbero aver l'onore di conoscermi. Me ne spiace, amica mia dilettissima, dice fra se Alfredo, ma io non mi mariterò più. Ciò è scritto nel Fato, specialmente poi se ve ne fosse una dalla chioma bruna, perocchè essa mi risveglierebbe memorie crudeli.

Vediamo ora anche questa busta con fotografia. Un ritratto di donna giovanissima di Torino. Mimì, seconda mima al Teatro Regio, porta N. 3277, Viale Po, quarto piano, verso corte scala a destra…. raccomanda di andarla a trovare a qualunque ora, meno la sera. Questa qui, ad onta che sia bellina tanto, sclamò Alfredo, la metteremo in compagnia del Sig. qui sono tutti cani, senza un momento di cuoraccione, giacchè potranno combinarsi perfettamente intorno al modo di pensare, ed intanto, domani le manderemo un biglietto da 500. Così quei due mattoidi con 1500 lire faranno gazzarra per una buona settimana. Però quella cara Mimì, è stata abbastanza discreta a non chiedere senz'altro, danaro. Leggiamone, disse Alfredo, già stanco, ancora un paio, ed il resto a domani. Questa viene dal Club velocipedistico di Milano, mista di scrittura a mano e di stampato. Chiede di poter correre nel mio parco alla Villa di N. N. (quale?), per la prossima Fiera di S. Antonio da Padova. Corsa con premi, duecento inscritti. Ringrazia anticipatamente del favore, e si firma: Società Saetta e viceversa. La direzione….. Alfredo, sebbene ne avesse poca voglia, sorrise, pensando, che il suo parco fino ad ora consisteva nel piccolo orto di 35 metri quadrati dove quei duecento inscritti potrebbero forse correre un poco, quando non facciano però insieme il viceversa. La saetta verrebbe a scaricarsi nel vicino fossato.

All'ultima adunque per oggi. Sono due medici primari di Costantinopoli, d'origine italiana, specialisti in Psichiatria. Mi vorrebbero socio nella erezione di una grandiosa fabbrica di ultimo modello, capace per mille pazzi, puramente maschile, e concorrendo io col capitale di mezzo milione, ad interesse certo del 7 p. O|O, mi farebbero patrono benemerito a vita oltre all'interesse di cui sopra. Veramente, pensò Alfredo, disgustato, non si dovrebbe rispondere a questa lettera perocchè con molta probabilità, si tratta di un scherzo di cattivo genere, ma siccome vedo, quel ferma in posta, Costantinopoli lettere Z. Y. K., così si potrà rispondere per esempio: Impossibile l'attuazione del progetto, perchè non faremmo mai locale capace a contenervi pazzi colossali quanto i due progettisti Signori Z. Y e K.

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E siccome poi Alfredo, venne chiamato dalle sorelle, cuoche e cameriere insieme, per la colazione, così sospese la lettura delle altre 13 lettere a tempo più opportuno.

Finita in breve la modesta colazione, Alfredo disse a sua sorella Elisa. Tu dovresti farmi il piacere, perchè sono stanco del leggere e poi voglio fare la mia solita fumata nella pipa, liberamente, a sciorinarmi qualcuna ancora delle tredici lettere che trovansi nel panierino della mia camera, ove depongo al solito, la corrispondenza; và e ritorna subito. Elisa compiacque tosto il fratello e ritornò colle lettere di cui sopra. Avutele sottomano prima Alfredo, egli ne ripone due in tasca, di soprascritta a lui nota, e non senza turbarsi lievemente, consegna le altre undici ad Elisa, la quale apertane una o caso, legge come segue;

Egregio Sig. Cav. Alfredo Blandis