Dal Peloponneso Settembre 18..

«Ho sentito parlare della Signoria Vostra, con molto favore, e mi duole di non conoscerla ancora di persona, locchè spero avverrà presto, per intenderci meglio su certi punti delicati. Il Deputato del nostro Collegio Professore Fortunati, come saprete dai giornali, è morto ier l'altro, dopo lunga e dolorosa malattia di Spinite lenta, tremenda, contratta, non si sa dove e come. Era nostro buon amico, dotta ed egregia persona, ed ha sempre per vostra norma, militato fra i conservatori. Presto certamente, sarà indetta la surrogazione, ed io che avrei qui, non faccio per dire, bastante influenza, mi sarei proposto di raccomandarla quale candidato. La riescita, quasi sicura, pel motivo che un altro solo, un rossissimo, gli starebbe a competitore. Credo che la S. V. abbia passata l'età legale, e perciò se è disposto me lo dichiari con telegramma, a risposta pagata, ed al più presto. Già s'intende, che per taluni Elettori, occorrerà un beveraggio. Ora con perfetta stima, mi rassegno della Signoria Vostra Illustrissima

Sempre devotissimo
MARCANTONIO MESCOLI, industriale.

Elisa depose la lettera, con sussiego, sul tavolino, dichiarando che quella era molto ben scritta. Alfredo non pronunciò verbo e sorrise. Io accetterei d'avvero, soggiunse la sorella, perchè si possono ivi esporre francamente le proprie opinioni.

Ma che vai dicendo mai pazzerella, esclamò Alfredo. Io non saprei che recitare il canto V.º dell'Inferno di Dante, perciò, concediamo che riesca invece il cosidetto rossissimo; egli farà da guarda-freno. Figurati se colassù vorebbero sentire di poesia e d'amore. Telegrafa tosto al Sig. Mescoli, due semplicissime parole, e senza risposta pagata; declino offerta…. ora leggine un altra. Era d'un vecchio amico, compaesano di Alfredo; esso si raccomandava per il posto di maggiordomo presso di lui, trovandosi in angustie economiche, senza sua colpa.

Venga pure, venga pure, quando vuole, gli risponderai tu Elisa, non però quale servitore, bensì quale amico, e resti con noi infin che vive. Io lo conosco bene, è un galantuomo, perseguitato, perchè non seppe mai dissimulare. Servo non lo voglio, perchè sarebbe costretto, onde conservarsi il pane, a darmi sempre ragione, anche quando avessi torto.¹ Ora ti ringrazio Elisa e smetti di leggere le altre lettere, dovendo io per un'affare urgente di cui non mi risovveniva, ritornare nel mio studiolo (si dubita che volesse leggere le due lettere riposte poco prima!). Però, converrà esaurire l'incarico per le restanti, non volendo io far mucchio, che ad ogni arrivo di posta aumenterebbe di certo. Così continuano i vantaggi della grande ricchezza!

¹ «In che consiste l'adulazione? Nel tacere ai grandi ed ai ricchi, i loro difetti onde non perderne il favore.» (Trascrizione da un libro, di cui non si ricorda l'autore).

Ma non appena entrato nello studio, Alfredo aperse la prima lettera di nota scrittura e lesse:… (dunque non avevamo torto di dubitare).

Signor Alfredo carissimo,

Dal Trasimeno, Settembre 18…