Dopo lungo pensare, ho finalmente compreso, siccome io abbia sempre mancato di confidenza in Voi, uomo leale, ed oggi sebbene troppo tardi, ne faccio ammenda, chiedendovene perdono……. Vi confesserò che in passato io diffidai del vostro carattere spregiudicato, molte volte con franchezza da Voi stesso espostomi…. Ebbi torto. Mi maritai, cedendo al bisogno di quiete ed alle volontà per me imperiose…. Non vi dirò se ora sia felice. Io sono però tranquilla e vivo giorno per giorno siccome tante altre mie simili. Credo che Dio mi voglia concedere quanto prima le dolcezze della maternità, ed allora certamente sarò più lieta. Accetto il dono fattomi gentilmente, a quanto seppi da mio marito, ma vi giuro che questo violoncello, lo suonerà nessun altro, ed in caso che io più non vi riveda, resterà accanto alla mia arpa siccome due vecchi amici. Non dubito della vostra prudenza e discrezione, già sperimentate. Conservate la presente e non dimenticate

L'amica Vostra VIOLETTA.

Alfredo, riportò profonda impressione per questa inattesa lettera, ma vieppiù per le frasi in essa dettate, senza dubbio da un cuore buono, e comprese inoltre che Violetta era mesta mesta in quel giorno, forse per effetto patologico.

Ora a quest'altra, pure di carattere noto e non discaro.

Mio buon amico

Vienna, fine Settembre 18..

Sebbene io mi trovi da parecchio tempo in questa stupenda città, pel ritiro di alcuni capitali del defunto mio marito, pure non vi ho dimenticato ad onta dei vostri voli aerei. Manzoni diceva che: una delle più grandi consolazioni di questa vita, è l'amicizia. Anzi fra pochi giorni conto vedervi in Roma, e comunicarvi anche a voce, il mio progetto seguente: Io, come sapete, sono sola al mondo, col mio vecchio servo meticcio Jon. Se io, pertanto vi chiedessi di vivere semplicemente, e senza alcun diritto, insieme alla vostra famigliuola, mi direste di no? Io non lo credo perchè siete tanto buono.

Attenderò a Trieste al mio domicilio che voi conoscete, una riga che mi palesi la via e la casa in Roma dove abitate, per potervi poi telegrafare il giorno e l'ora precisi del mio arrivo in codesta Stazione ferroviaria. Ricordatemi intanto alle vostre sorelle che desidero conoscere presto, ed a voi una forte stretta di mano dalla

aff. vostra ZAIRA.

Se in quel momento fosse stato presente quel biricchino di Cirillo, avrebbe detto certamente: Eccolo fra due fuochi di bengala, il primo lo seduce, il secondo non gli è discaro. Ma Cirillo non v'era ed Alfredo, se ne inquietava assai, amandolo sempre vicino, quale il suo miglior consigliere. L'ho chiamato da Napoli tre volte, sclamò, ma lui, dice, che vuol finire il suo Narciso statua commessagli da un ricco inglese. Probabilmente un altro originale. Narciso….. mi pare di aver letto nella mitologia che morì specchiandosi nella fonte, quando riconobbe sè stesso bellissimo e perciò di sè medesimo innamorato. Sarà dunque un quid del nosce te ipsum dei remoti filosofi. E vada al diavolo anche la sua statua.