Invita Alfredo all'alloggio, che ahimè, era un pozzo, ove egli, quasi fosse una pagliuzza, è gettato a capo in giù da quella megera. Per buona sorte, il contatto dell'acqua gelata sul fondo del pozzo, fece svegliare il misero innamorato, chè probabilmente, se l'affare continuava di quel passo, avrebbe finito alla guisa dell'infelice, fu Ministro Prina.
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E quando l'amico Cirillo, sul principio del funesto viaggio di mare, che vi ho già descritto, sentì narrarsi da Alfredo, l'incredibile sogno, non potè ristarsi dall'esclamare: Siamo in tre, mio dolcissimo amico, tu cerchi lei e lei cerca un altro, cosa certa e facile a comprendersi. Perfino i sogni, o mio eccellente illuso, te lo cantano in fa minore. Piuttosto che essere, come sei, meglio era, fossi tu morto prima di nascere. Ma il povero Cirillo, prezioso consigliere di Alfredo, andò poco dopo per jattura d'entrambi, ad affogare nell'acqua salsa, avendo tentato di salvare Alfredo e Zaira.
Qualunque contraria esperienza, qualsiasi potenza sovrumana, non avrebbe cambiato mai l'ideale di Alfredo, siccome già in principio di questo libro, noi dubitammo. Egli, all'incontro sperava sempre; oggi o domani, od alla fine del mondo, Alfredo volea provare un istante di felicità coll'adorata Violetta. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il nostro cocciuto idealista, oltre alla pittura, aveva qualche nozione di classicismo, nello studio del quale, si trovano qua e colà dei saggi insegnamenti sul modo di vivere. Probabilmente dunque avrà trovato anche il proverbio:
«Bacco, tabacco e Venere
Riducon l'uomo in cenere.»
Bacco ubbriaca, tabacco avvelena, Venere riduce in cenere, noi lo interpretiamo così, perciò v'ha un raggio di speranza ancora, in prò del nostro pericolante Alfredo, perocchè se egli beveva e fumava poco, avrà anche economizzato di Venere, per la forza del destino. Concludiamo, che Alfredo potrà vivere lungamente, anche senza felicità.
Lui aveva scartabellato anche alcuni libri di poesia, ed era rimasto impressionato assai alla nota ottava dell'Ariosto, canto II.º dell'Orlando, da noi trascritta nel Capitolo XI.º della Parte Prima. Quei versi inoltre, dovea rammentarsi, come avessero impressionato pure la bella Zaira, ma ad onta di tutto quanto sopra, Alfredo non sapeva persuadersene e così non poteva aver pace nemmeno dormendo. Onde aver pace, converrà pertanto, in primo luogo, credere pochissimo o niente a qualsiasi specie di sogni, in secondo luogo liberarsi energicamente (potendolo) dalle passioni dell'amore e della gelosia, che sono, come già dichiarammo, i principali ladri della umana tranquillità. Peggio ancora, se quei due ladri fossero perseguiti dagli altri due ladri, ambizione ed avarizia. E se mai a tutti loro si accompagnasse anche l'invidia «vita mortal tutta d'invidia piena»¹ allora avremmo una tremenda associazione di malfattori. Ebbene, il credereste? dopo cento prediche già fatte in proposito, al nostro Alfredo onde guarirlo, egli ci rispondeva: che l'uomo senza passioni è paragonabile ad un bue grasso.
¹ Ariosto.
La donna non è il sesso debole, almeno in linea morale, la donna è dovunque: «Surtout cherchè la femme.» La donna, siccome il tempo, fa a modo suo, e l'uomo o presto o tardi piega il capo.