Eppure il misero Alfredo, per effetto del vuoto nella sua anima, viveva ormai a guisa di un anacoreta, trascurando affatto o quasi le prime esigenze fisiche, e ricevendo in casa sua ed a malincuore, soltanto i famigliari. Egli non aveva più i genitori, perchè morti, nè le dilette sorelle, perchè da pochi giorni maritate entrambe e ben lontano, non senza aver versato calde lagrime per l'abbandono dell'amato fratello. Verrai presto a trovarci a Catania, caro Alfredo, e vi ti fermerai con noi molto tempo, dissero, piangendo nel partire, Maddalena ed Elisa.

Accade spesso, quando la dote è vistosa, che le fanciulle affrettino l'addio al tetto paterno e la conseguente amarezza dei congiunti. In ogni fatto umano, vi ha la sua compensazione.

A vantaggio delle fanciulle povere, le quali si maritano più tardi in causa della loro povertà, viene rinviato il pianto loro e quello dei più affezionati parenti.

Avesse avuto Alfredo almeno moglie e figli, ma nulla di ciò. I suoi diletti Cirillo, Zaira, Jon, morti. Gli scarsi amici del paese di residenza, quasi sempre assenti o preoccupati dei loro rispettivi interessi. Non rimanevagli che il fedele Lord, il cane da caccia intelligente, ma anche lui, da tempo era melanconico, per la tristezza ed immobilità del padrone; tanto è vero che non rubava più salami.

Alfredo non aveva mai voluto servi stabili, perchè…. instabili. La sua provvisoria factotum, era la vecchia portinaia Geltrude e, e la di lei nipotina Benedetta d'anni dodici, abbastanza disinvolta e loquace, avrebbe fatto da segretario intimo. Ora diteci voi, lettori, qual sorta di esistenza trascinasse Alfredo? Egli, come si disse altra volta, non volea saperne di cavalli, di carrozze, di gabinetti, di salotti. Anche il suo vestire sempre alla buona. Non aveva comperato mai, nemmeno il cappello a cilindro, importante in talune occasioni.

Ma ditemi ora, perchè non si parla più del pennello, della musica e di libri di poesia preferiti? Non potevano essi sostituirsi al suo infelice amore, e rendergli così possibile la vita? Ohimè, l'antica florida salute se n'era ita, in causa dell'atonia prodottagli dalle pene morali ed Alfredo non aveva più nè la volontà, nè la forza di consolarsi con quei passatempi alla pluralità graditissimi.

E poi, e poi, v'era qualche cos'altro, ai lettori noto. Era Violetta a cui Alfredo pensava ancora sempre, sebbene trascorsi sette anni, pari per lui al primo giorno d'amore. Violetta dunque non lo aveva forse mai amato? Essa da oltre un anno, erasi maritata, forse per sommessione ai desideri dei congiunti, o forse per sua elezione? Questo non si sa chiaro. Intanto però pel nostro buon Alfredo era affare finito. Per lui, Violetta era una cosa perduta, una donna morta. Egli aveva compreso ormai, che non v'era più speranza di possederla, e quella quasi certezza lo facea desolato.

Gli uomini seri, o come tali qualificati, perchè ridono mai (avendo essi paura di screditarsi, ridendo) potrebbero credere, secondo il loro cinico sistema, essere lo stato miserevole di Alfredo, opera sua speciale, ma noi ricorderemo a quegli uomini savi che

«Il cangiar di natura
È impresa dura»

Per tutto quanto sopra il misero Alfredo, era uomo da impietosire, piuttostochè da deplorarsi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .