Per ch’ora in una, ed ora in altra via

Di devoto parlar con atto umano

Volgeste a me la fronte umile e pia;

E nel contar il ben del ciel sovrano

V’affisaste a guardarmi, e mi stendeste

Or larghe, or giunte, l’una e l’altra mano.

Ma il bell’incognito lasciò Venezia, e se n’andò, forse missionario, forse vescovo, in remoto paese, fra genti straniere, e il tempo e la lontananza guarirono lei. Passati molt’anni, egli torna, ed ella lo rivede, ma assai mutato da quel di prima. Non trova più in lui il divino angelico sembiante, che innamorava i cuori più duri; egli è incanutito e quasi vecchio, sebbene ancora in viril robusta etate. L’amor della donna, che mai non fu appagato, si muta in dolce e forte amicizia. Egli sta per assentarsi di bel nuovo da Venezia: non isdegni la sincera e affettuosa devozione di lei, non la dimentichi; le scriva talvolta, le mandi alcuna opera sua: ella gli scriverà molto spesso:

Il vostro ajuto di lontan sospiro

Con occhi lagrimosi e fronte bassa.

Egli, che è salito tant’alto, le porga la mano, ajuti a salire anche lei[515]. Respira e sospira in tutto il capitolo un’anima bisognosa di guida e di conforto: la Veronica non doveva essere più ormai troppo giovine, e s’accostava passo passo al ravvedimento.