[57]. Lib. II, f. 42 v.
[58]. De institutione foeminae Christianae, Opera, Basilea, 1555, t. II, p. 659.
[59]. È curiosa, e merita d’essere riferita, la lista dei libri di cui il Vives sconsiglia o proibisce la lettura. Ecco le sue stesse parole tradotte di latino in italiano (pp. 657-8): «Libri pestiferi sono in Ispagna i romanzi di Amadigi, di Splandiano, di Florisando, di Tirante il Bianco, di Tristano; alle quali scempiaggini non è misura nè fine, e tutti i giorni ne vengono fuori di nuove: aggiungasi Celestina mezzana, madre delle nequizie, ricettacolo degli amori. In Francia ci abbiamo Lancilotto del Lago, Paris e Vienna, Ponto e Sidonia, Pietro di Provenza e la bella Maghelona, Melusina, donna inesorabile: nel Belgio, Florio e Biancofiore, Leonella e Canamoro, Curias e Floretta, Piramo e Tisbe. Alcuni son tradotti di latino in volgare, come le infacete Facezie del Poggio, Eurialo e Lucrezia, il Cento novelle (Centum fabulae) del Boccaccio (!); i quali libri tutti furono scritti da uomini oziosi, scioperati, dediti ai vizii e all’immondizia, nè arrecherebbero diletto di sorta se non blandissero i nostri mali istinti». Questi libri erano del resto sparsi per tutta Europa e notissimi anche in Italia. La famosa tragicommedia di Celestina vi fu tradotta e molte volte stampata. Pare che il povero Vives credesse il Decamerone tradotto dal latino.
[60]. Novelle, parte I, nov. 36, dedica.
[61]. La secchia rapita, canto V, st. 26.
[62]. Ibid., canto VIII, st. 32-3.
[63]. Parte II, Della stampa, ed. Fanfani, Firenze, 1863, vol. I, p. 226.
[64]. Per quanto spetta a quest’ultimo scrittore, vedi O. Bacci, Le «Considerazioni sopra le Rime del Petrarca di Alessandro Tassoni», Firenze, 1887.
[65]. Ediz. di Venezia, 1550, f. 19 v., 20 r.
[66]. Lettere facete raccolte dall’Atanagi, Venezia, 1601, l. I, p. 232.