[269]. Tale epistola non si legge, se non erro, che nella prima edizione delle Pístole vulgari, Venezia, 1539.
[270]. Op. cit., p. 319.
[271]. Loc. cit. Tali esempii sono riferiti anche dallo Spelta, Op. cit., pp. 29-30.
[272]. Essais, c. XXIV.
[273]. Poesie di Francesco Ruspoli, Livorno, 1882, son. LXXV.
[274]. Venezia, 1554, ricordo CXXIII.
[275]. Vedi qui addietro pp. 125 sgg. Del resto diceva sin da’ suoi tempi il Boccaccio che di quel vizio si credevano comunemente macchiati i grammatici, Commento della Divina Commedia, ediz. di Firenze, 1863, vol. II, p. 420.
[276]. Mondi celesti, terrestri et infernali, Venezia, 1583, p. 250.
[277]. Maccaronea II.
[278]. Le diece veglie, Treviso, 1602, p. 264.