Considerar devrian pur questi Tusculi,

Che del Donato senza li principii

L’antica lingua si potria dispergere.

Così veggiamo di giustitia emergere

Dal Donato Praetore i firmi initii:

Dunque il Donato è sopra gli altri opusculi.

[301]. L’Itinerario del Tarsia è forse tutt’uno con un Viaggio del pedante che Niccolò Villani cita, senza nominarne l’autore, in un luogo del suo Ragionamento sopra la poesia giocosa, Venezia, 1634. Si ha pure un Itinere di ser Poi Pedante a Livorno, composto da Agostino Coltellini; ma essendo il Coltellini nato nel 1613, non è da credere che al suo poema alluda il Villani. Bensì è da notare che lo stesso Coltellini ricorda il Mantovano Itiner di Fidenzio; ma di questo non ho notizia.

[302]. Molta poesia pedantesca giace inedita e sconosciuta nelle biblioteche, e moltissima n’ebbe a produrre il Cinquecento. Dice il Ruscelli nel suo trattato Del modo di comporre (Venezia, 1563, pp. 74-5): «Molto vagamente pur in questi anni stessi hanno il mio Signor Domenico Veniero, ed altri nobilissimi ingegni introdotto di scrivere in versi sciolti, e di terze rime, alcuni soggetti piacevolissimi, e principalmente volendo contrafar la pedanteria. I quali per certo riescono con tanta vaghezza e con tanta grazia, che ogni altra sorte che volesse farsi, sarebbe un levarle in tutto del vero esser loro; e non so se questa, nè altra lingua, abbia sorte di componimento così piacevole». Poesie pedantesche di Antonio Querenghi si conservano manoscritte nella Marciana.

[303]. Ciò non vuol già dire che anche fuori non siasi avuto qualche saggio di lingua pedantesca: leggasi, per esempio, nel l. II, cap. 6, della Vie de Gargantua et de Pantagruel il discorso messo in bocca allo studente limosino.

[304]. Cena I, nov. 2.