[335]. Ecco un po’ di bibliografia pel Seicento; ma c’è ben altro. L’ardito amante, di Lodovico Bartolaja, Napoli, 1606; La Clarice, del signor Mesto, accademico Filomato (Ubaldino Malavolti), Siena, 1611; La Forza d’Amore, di Cajo Gnavio, Venezia, 1614; Olinda pedante finto, di Gerolamo Martinengo, Vicenza, 1615; Le pazzie giovanili, di Francesco Gattici, Venezia, 1624; La imbriachezza d’amore, di Lorenzo Guidotti, Roma, 1625; Gli estinti furori, di Lodovico Moro, Roma, 1628; Il pedante impazzito, di Francesco Righelli, Bracciano, 1628; Gli accidenti d’amore, di Fulvio Genga, Venezia, 1635; Gli infelici amori, di Alfonso Litta, Macerata, 1648; Il pedante staffilato, Modena, 1651; Desiderio e speranza fantastichi, commedia tropologica di Desiderio Cini, Venezia, 1607; Il pedante di Tarsia, dramma musicale rappresentato la prima volta in Bologna nel 1680.
[336]. Vedi Francesco Torraca, Studi di storia letteraria napoletana, Livorno, 1884, pp. 100 sgg.
[337]. Vedi Michele Scherillo, Storia letteraria dell’opera buffa napolitana, Napoli, 1883, pp. 260 sgg.; e Una fonte del Socrate immaginario, in Giornale storico della letteratura italiana, vol. V, pp. 186 sgg.
[338]. Carmina ad Pasquillum Herculem obtruncantem Hydram referentem posita M. D. X. Roma, per Giacomo Mazochio, 1510.
[339]. Poesie di Francesco Ruspoli, ediz. cit., pp. 129, 185, 187, 189, 191, 193, 195. Per finirla mi contenterò di ricordare, senz’altrimenti discorrerne, la Paedagogomachia di Marcantonio Bonciario, poema latino in otto libri, dove i pedanti sono assai maltrattati. Con questo titolo, e intero, fu stampato il poema in Perugia nel 1611; ma una parte n’era già stata pubblicata più anni innanzi, sotto il titolo di Oedipus. Il Bonciario stesso dice le ragioni che glielo fecero comporre nel dialogo intitolato Estaticus, site de ludicra poesi, Perugia, 1616, pp. 95-101. Cfr. la sua Pro poemate ludicro apologia.
[340]. Vedi per questi cenni Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare, Venezia, 1581, l. X. Vedi ancora Feste e trionfi fatti dalla Signoria di Venetia nella venuta di Henrico III, discritte da Rocco Benedetti, 2ª ediz. accresciuta, Venezia, 1574; Marsilio della Croce, Historia della pubblica et famosa entrata in Vinegia del Serenissimo Enrico III re di Francia et Polonia, Venezia, 1574; Niccolò Lucangeli, Successi del viaggio d’Enrico III dalla sua partita di Cracovia fino all’arrivo in Torino, Venezia, 1574; Ordre de la réception et entrée de Henry de Valois, roy de France et de Pologne, en la riche et florissante ville de Venise, Lione, 1574.
[341]. Il lettore è avvertito che io non intendo delineare, nemmeno in iscorcio, la storia della prostituzione in Italia, nel secolo XVI; a far ciò sarebbe poco un volume. Il mio proposito è di ritrarre e lumeggiare alquanto più compiutamente che non siasi fatto sinora la figura della cortigiana, la quale da sè sola potrebbe dare tema più che sufficiente ad un libro, quando fossero conosciuti i numerosi documenti che la concernono, e che inesplorati ancora giacciono nelle biblioteche. Io ho cercato di raccogliere in queste pagine una certa copia di notizie, bastevoli al proposito mio, non senza giovarmi dell’opera di alcuni gentili, quando si trattò di libri che io non potei avere tra mani, o di notizie che non potei procacciarmi direttamente. Onde è che porgo qui i miei più vivi ringraziamenti ai professori Ariodante Fabretti, Alessandro d’Ancona, Adolfo Tobler, Vittorio Cian, Cesare De Lollis, al dott. Alessandro Luzio, al signor Pietro Sgulmero. Uno specialissimo ringraziamento poi debbo al mio caro e valoroso Vittorio Rossi, il quale rincorso dalle mie insistenti richieste da Firenze a Venezia, e da Venezia a Firenze, non lasciò di mandarmi, con pazienza pari alla gentilezza, appunti, estratti e copie.
[342]. Opere, Venezia, 1740, vol. III, p. 213.
[343]. Il nome di cortigiana non avrebbe dovuto darsi mai a meretrice di postribolo. Il Citolini nota espressamente nella Tipocosmia (Venezia, 1561, p. 443): la puttana, o di bordello, o cortigiana. La differenza si sente in questi stessi versi di Pasquino, che pur vorrebbero negarla:
Lassa andare le cortesane,