Se non voi disfarte al tutto;
Come l’altre son puttane;
Ma più caro vendon lor frutto.
Consigli utilissimi dello eccellente dottore maestro Pasquino a tutti gli gentilhuomini, officiali, procuratori, notari, artisti, bravazzi, et altri che vengono di novo a Roma, ecc., Roma, s. a., cit. dal Cian, Galanterie italiane del secolo XVI, Torino, 1887 (estratto dal giornale La Letteratura), p. 60.
[344]. Tratto da un codice inedito dell’Archivio Vaticano e pubblicato da M. Armellini nel periodico Gli studi in Italia, Anno IV (1881), vol. II; anno V (1882), vol. I.
[345]. Diarium sive rerum urbanarum commentarii, edizione di Parigi, 1883-5, t. II, p. 443; t. III, p. 167. «In sero fecerunt cenam cum duce Valentinense in camera sua, in palatio apostolico, quinquaginta meretrices honeste, cortegiane nuncupate, que post cenam coreaverunt cum servitoribus et aliis ibidem existentibus, primo in vestibus suis, denique nude. Post cenam posita fuerunt candelabra communia mense in candelis ardentibus per terram, et projecte ante candelabra per terram castanee quas meretrices ipse super manibus et pedibus, nude, candelabra pertranseuntes, colligebant, Papa, duce et D. Lucretia sorore sua presentibus et aspicientibus. Tandem exposita dona ultima, diploides de serico, paria caligarum, bireta, et alia pro illis qui pluries dictas meretrices carnaliter agnoscerent; que fuerunt ibidem in aula publice carnaliter tractate arbitrio presentium, dona distributa victoribus».
[346]. La storia delle cortigiane indubitamente si lega alla storia dell’umanesimo; ma dove e in qual modo cominci nel Quattrocento a delinearsi la figura della nuova etèra, non ci è noto. Gli è curioso, per esempio, che nell’Hermaphroditus del Panormita (m. 1471) non la si vegga per anche apparire, o se ne vegga come un’ombra soltanto. Il Panormita ricorda in quei suoi epigrammi molte meritrici, ma sono, la più parte, meretrici di un postribolo fiorentino. Vero è che egli manda loro il suo libro; ma la cosa non si vuole intendere, così alla lettera, nè prova in modo alcuno che in quelle donne fosse coltura. Ciò nondimeno qualche cenno in quei versi non manca, che parrebbe convenirsi meglio a cortigiana che a meretrice comune. Il seguente epitafio è per una puella ornatissima:
Hoc jacet ingenuae formae Catharina sepulcro,
Grata fuit multis scita puella procis.
Morte sua lugent cantus, lugentque choreae,