Uno luxuriens edet has Ursa die.
Si mihi sint totidem vegetes, quot in aequore pieces,
Uno subsitiens ebibet Ursa die.
Le primizie, e i bocconi più ghiotti erano per le signore cortigiane: gli adoratori non mancavano di farne loro presente. Parlando di Ferrara, dove la uccellagione era, in parte, di prerogativa ducale, dice Corbolo nella Lena dell’Ariosto (atto II, sc. 3):
Non ponno a nozze ed a conviti pubblici
I fagiani apparir sopra le tavole,
Chè le grida ci sono; e nelle camere
Con puttane i bertoni se li mangiano.
Il Franco dava merito alle cortigiane, non solo d’aver fatto rifiorire l’età dell’oro; ma ancora d’avere introdotte le squisitezze tutte e le eleganze della tavola: «Nè solamente avete rivocata si fatta età, ma postala anche ne la debita sua grandezza, e toltale la rustica semplicità, ed ogni ruvidezza di vivere. Invece de le ghiande, de le morole, e de le fragole, avete introdotte le suntuose vivande, e gli apparecchi de i cibi delicatissimi sopra i mantili ed i ricchi tapeti». Le pístole vulgari, Venezia, 1542, Pístola a le puttane, f. 223 v.
[387]. Diarii, t. XIX, col. 138. E soggiungeva: «ozi 8 zorni si farà per li musici una solenne messa a Santa Catarina, funebre, e altri officii per l’anima sua».