[386]. Della ghiottornia delle cortigiane è fatto cenno assai spesso. La Nanna dell’Aretino ricorda tra l’altro come non era canova di prelato niuno che non fosse sverginata per lei. (Ragionamenti, parte I, giornata III, p. 140). In certa invettiva in dialetto veneziano un giovane dice all’antica sua druda:
Ma pezo po che ti gha un altro vicio,
Che se domanda el peccao della gola,
Che mandarave un stato in precipicio.
(Bandito in questo luoco solitario tramutato per un giovine che haveva il mal francese, con un capitolo in lingua venetiana contro una cortigiana, molto bello nè più stampato, s. l. ed a.). Dice la Bettina nei Germini sopra quaranta meretrici della città di Fiorenza:
... mangiai venzei tortole ad un tratto,
E trenta dua piatti di gelatina,
Perchè non ero ancor satolla affatto.
Il titolo intero di questo curioso poemetto è, nella stampa fiorentina del 1553, appresso Bartolomeo di Michelangelo, dalla quale cito, il seguente: I Germini sopra quaranta meretrici della città di Fiorenza, dove si conviene quattro ruffiane, le quali danno a ciascuna il trionfo ch’è a loro conveniente dimostrando di ciascuna il suo essere. Con una aggiunta nuovamente messa in questi. Opera piacevole. Ce ne furono anche altre edizioni. Questo poemetto sarà ancor esso, insieme col Trionfo della lussuria, ripubblicato dal sig. G. Baccini. La signora Brunella, a cui è scritta una delle lettere del Calmo, voleva ogni sorta di boconi licaizzi, paoni, galinazze, polastri de India, gali salvadeghi, pernise, tordi, quaje, pernigoni,..... e da può cena codognato, marzapan, e le so canele inzucarae, de vin e pan e formazi. (Le lettere, l. IV, lett. 16, p. 285). Di certa Orsa aveva già detto il Panormita in uno degli epigrammi dell’Hermaphroditus:
Si mihi sint epulae totidem, quot in alite plumae,