E ’l mejo che l’ha in casa se una stuora.
Le berte, le truffe, i arlassi, e le magnarie che usa le puttane a i so bertoni, recitae da Nico Calafao da l’Arsenale. Delle rime piasevoli de diversi auttori, nuovamente accolte da M. Modesto Pino et intitolate La Caravana, Venezia, 1576, f. 19 r. In una commedia del Contile intitolata La Cesarea Gonzaga, è una cortigiana Marina, che si fa prestare veste, collana, anello da un ebreo cui si concede talvolta. In Venezia era vietato dar panni a nolo alle meretrici. (Leggi e memorie venete sulla prostituzione fino al cadere della Repubblica, Venezia, 1870-2, a spese del conte di Orford, p. 282).
[384]. Questo, per altro, lo dice Lorenzo Veniero, La Zaffetta, edizione di Parigi, 1861, p. 22.
[385]. Il Calmo scriveva a una signora Alba, promettendole un gattino: «E’ vojo al tutto darve anca un gatesin bianco a mo la neve, el pi umele bestioleto che mai avè visto: vardè, el no ha tre mesi ch’el salta, el tombola, el se rampega, e fa tante matierie co si l’avesse intelletto...... e sì è può de razza da piar sorzi no ve posso dir; e sì ha tanta descrezion che el no tocca ni carne, ni pesce, si no ghe ne vien dao. Talmente che vojo, apresso el vostro papagà e faganelo, che vu siè cusì ben servia de animali, quanto altra cortesana che viva». Ediz. cit., l. IV, lett. 44, p. 353. Vedi inoltre la lettera che lo stesso Calmo scriveva alla signora Brunella, p. 285. Della liberalità delle pratiche fruivano naturalmente anche le bestiuole di casa. L’Agnola, serva dell’Angelica, nel Martello del Cecchi (atto III, sc. 5):
Quei che vengono
Di nuovo fan per noi; i danar ballano;
I presenti gagliardi ciascun cavane;
Serve, cuochi; che insino allo scojattolo
E al catellino e al mucino ne cavano
Le sonagliere.