[579]. Lettera XXXIX, p. 71. Della madre la Veronica non fa parola se non nel suo secondo testamento, dove è detto: «It. lasso a suor Marina, monaca nel mon. di S. Bernardin in Padova, duc. diese per una volta tantum, i quali duc. diese ghe lasso per discargo dell’anima di mia madre, perchè suo padre ghe li aveva lassati, quali gli siino dati subito venduta la mia robba». Fu la madre forse quella che la spinse al vizio, o che, semplicemente, la trasse al suo esempio? L’ho già detto: potrebbe darsi. Nel suo Memoriale la Veronica dice che molte madri meretrici, «ridutte in bisogno, vendono secretamente la verginità de le proprie innocenti figliole, incaminandole per la medesima via del peccato che esse hanno tenuto». Una di tali vendute fu probabilmente la Veronica.
[580]. Lettera XV, p. 23.
[581]. Veggasi, per esempio, la lettera XVIII, p. 31.
[582]. Vedi intorno a Tullia d’Aragona Guido Biagi, Un’etèra romana, in Nuova Antologia, serie 3ª, vol. IV (1836) pp. 654-711.
[583]. Lettera XXXVIII, p. 70.
[584]. L’edizione più antica di questi due curiosi poemetti credo sia la seguente: El vanto della cortigiana ferrarese qual narra la bellezza sua. Con il lamento per esser redutta in la carretta per el mal franzese et l’amonitorio che fa alle altre donne. Seguita l’epigramma con el purgatorio delle cortigiane, per Giov. Bapt. Verini, Venezia, 1532. Molte altre edizioni se ne fecero, per le quali vedi la Bibliographie des ouvrages relatifs à l’amour, etc., vol. V, p. 241, vol. VI, p. 384, e Rossi, Le lettere del Calmo, Appendice I, pp. 386-8. Il Purgatorio è di maestro Andrea dipintore; che il Vanto e il Lamento sieno di Giambattista Verini, fiorentino, è probabile, ma non è provato. Ad ogni modo la scena dei due poemetti è in Roma. Io riproduco qui l’uno e l’altro secondo una stampa veneziana del 1538, ritoccando solo la grafia e qualche verso che nel testo non torna, acconciando alcuno errore. La medesima stampa contiene pure Il lamento e la morte de la cortigiana, in undici terzine; ma è cosa che non merita d’essere trascritta.
[585]. Questi nomi li abbiemo già trovati, e provano che il poemetto dovette essere composto verso il 1530.
[586]. Forse trinale da trina? ma i vocabolarii non l’hanno.
[587]. Vedi qui addietro pp. 234-5.
[588]. Traggo questa poesia, che non ha altro titolo, dal raro volume già citato, Delle rime piacevoli di diversi autori. Nuovamente accolte da M. Modesto Pino, et intitolato La Carovana, parte prima, ff. 25 r. a 27 v.