I PEDANTI

I.

Questo sciagurato nome di pedante non ebbe sin dal principio tutta l’estensione di significato che ha ora; ma denotò propriamente il pedagogo, il maestro di scuola, una specie soltanto del largo e copiosissimo genere pedantesco.

Quale la origine del nome non è bene accertato. C’è chi la volle rintracciare nel verbo latino pedere, il cui significato può vedersi nei vocabolarii. Gli etimologisti moderni ammettono come più probabile, ma non come sicura, la derivazione dal greco παιδεύειν, istruire, allevare. Quanto al tempo in cui il nome cominciò ad usarsi, dice il Varchi nell’Ercolano[255]: «Quando io era piccino, quegli che avevano cura de’ fanciugli insegnando loro... e menandogli fuora, non si chiamavano, come oggi, pedanti, nè con voce greca pedagogi, ma con più orrevole vocabolo ripititori». Essendo il Varchi nato nel 1502, dalla sua affermazione si ricaverebbe che quell’uso non cominciò se non passati parecchi anni del secolo xvi; ma d’altra banda il nome si trova già in alcuni sonetti burchielleschi, i quali, se si potesse proprio provare che sono del pazzo poeta e barbiere fiorentino, mostrerebbero l’uso esserci stato sino dalla prima metà del secolo xv. Checchessia del nome, certo la cosa è assai antica: il pedante nostro discende in linea retta dal pedagogo e dal ludimagistro dei greci e dei latini. Vero è che il Doni, nel suo commento ai sonetti di esso Burchiello, narra, fondandosi sulle testimonianze di Erodoto, di Appiano, e di Gioseffo, che il primo pedante fu un ladro, il quale scampò dalle forche solo perchè una pubblica meretrice lo chiese per marito. Il nome dalla lingua italiana passò nella francese, nei bei tempi in cui tutti gli eleganti di Francia si gloriavano di parlare italiano; passò nella spagnuola, nella portoghese, nell’inglese, nella tedesca, e diventò subito nome di sprezzo e di scherno. Il più gran dispetto che si potesse fare ai pedanti fu appunto di chiamarli pedanti. Per darci ragione di quello sprezzo e di quello scherno, vediamo un po’ di che maniera fossero le qualità fisiche e morali, quali le condizioni, gli atti e i portamenti di coloro che ne erano colpiti. Documenti e testimonianze abbondano; non abbiamo che a consultarli, e a trarne gli elementi della nostra descrizione.

Cominciamo dal dire che il pedante genuino, o, piuttosto il pedante tipico, non ha col favoloso Narciso e con lo storico Antinoo nessuna, nemmen remotissima parentela, e delle Grazie non conosce se non quel tanto che ne scrissero i poeti. Piuttosto allampanato che magro, piuttosto scontrafatto che brutto, egli veste miseramente e bizzarramente di panni logori e sucidi, forzando ad accomunarsi in una lamentabile livrea di miseria le fogge più disparate e più repugnanti. Ciò che il rigattiere rifiuta trova sul suo dorso un ultimo e durevole impiego[256]: la toga pelata di un pedante, dice Tommaso Garzoni, non ha visto manco di cinque Jubilei. Il Caporali, parlando nella Vita di Mecenate[257], dei vari lasciti fatti da costui nel suo testamento, dice:

Or veniamo a i legati de i Pedanti,

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Ei lasciò lor un valigion di stracci,

Due toghe rotte, un berrettin macchiato,