Insomma non era città in Italia dove le cortigiane stessero meglio che in Venezia. Il Brantôme narra di una nobile dama o damigella di Francia, la quale, udito del lieto vivere delle cortigiane di Venezia, disse a una sua amica: Hélas! si nous eussions fait porter tout nostre vaillant en ce lieu là par lettre de banque, et que nous y fussions pour faire cette vie courtisanesque, plaisante et heureuse, à laquelle toute autre ne sçauroit approcher, quand bien serions emperières de tout le monde. Il Brantôme, che di questa materia s’intendeva assai, soggiunge: et de fait, je croy que celles qui veulent faire cette vie, ne peuvent estre mieux que là[483].
Marin Sanudo dà copia ne’ suoi Diarii di una lettera che Francesco Mazardo scriveva da Gand, ai 22 d’aprile del 1531, a Tommaso Tiepolo a Venezia. Il Mazardo vi parla, tra l’altro, di un banchetto, al quale il legato Campeggio, in Anversa, aveva invitato molti signori, e molti mercanti italiani, e dice come essendo venuto in discorso se Anversa fosse città da potersi paragonare a Venezia, monsignor De la Morette, che in quest’ultima città aveva soggiornato quale ambasciatore del re di Francia, «volendo favorir la università di le merze di Venezia, disse: Io non voglio credere che di una sorte di merze, ch’io ho trattato a Venezia, ne sia qua quella copia e perfezione ch’io ho trovato a Venezia; e cominciò a nominare Madona Cornelia Griffo, Julia Lombarda, Bianca Saraton, le Balarine ed alcune altre»[484].
Le cortigiane di Venezia godevano di grande riputazione. Il Malespini, in una delle sue novelle[485], ci mostra due gentiluomini, i quali vanno a Venezia appositamente «per godere della bella e soave conversazione delle leggiadre giovanette che vi sono in copia grandissima». Tali leggiadre giovanette erano dai Veneziani, con nome non meno di esse leggiadro, chiamate mamole. Michele Montaigne, quando capitò a Venezia, fece come i due gentiluomini del Malespini e come tutti i forestieri facevano; visitò le mamole, e fra l’altre Veronica Franco, a cui noi pure vogliamo ora far visita, intrattenendoci con lei e di lei.
PARTE SECONDA
I.
Quando ebbe la ventura di accogliere in casa sua il giovane re di Francia, la Veronica, nata in Venezia nel 1546, era nel fiore della gioventù e della bellezza[486]. Ella stessa, più e più volte ne’ suoi scritti, nomina, e con molto affetto, la patria, chiamandola suo bello e dolce nido, ricetto amico e fedele, paradiso in terra, miracolo unico in natura. Ad uno degli ammiratori suoi, dal quale era stata troppo lodata, diceva:
Questa dominatrice alta del mare
Regal Vergine, pura, inviolata.
Nel mondo senza essempio, e senza pare;
Questa da voi deveva esser lodata.