Senton lor foco di tal gioja pieno,
Che, quanto egli è maggior più son beate[496].
Notevoli versi, che chiariscono più di quanto potrebbesi fare con lungo discorso, l’indole della coltura in quel secolo, e spiegano il fascino che le cortigiane simili alla Veronica esercitavano sugli uomini che di quella coltura eran partecipi.
La Veronica doveva conoscere più lingue, e della italiana doveva conoscere parecchi di quelli che allora, con impropria denominazione, addimandavansi stili. In una lettera si dice pronta a rispondere altrui in qual lingua si voglia[497], e rimbeccando quel tale che in una canzone l’aveva biasimata, grida bravamente:
La spada, che ’n man vostra rade e fora
De la lingua volgar veneziana,
S’a voi piace d’usar, piace a me ancora:
E, se volete entrar ne la toscana,
Scegliete voi la seria, o la burlesca,
Chè l’una e l’altra è a me facile e piana,