Quella che il mondo inetto,

Talor lodando, ognora abborre e trema,

Necessitade estrema;

E se periglio appar, con un sorriso

Le sue minacce a contemplar m'affiso[352].

Piuttosto gli strinse il petto il timore di dover vivere a lungo, e così fatto timore espresse più volte. In Napoli, essendo già prossimo alla sua fine, lo tormentava il pensiero d'avere a vivere forse un'altra quarantina d'anni. Parole, parole! potrebbe dire qualcuno: immaginazione di poeta che s'infinge di non temere ciò che teme realmente, e di desiderare ciò che in verità non desidera. Non in tutto parole, non in tutto immaginazione. Anche senza l'ajuto degli argomenti di Epicuro, l'uomo può ridursi a guardar la morte con occhio sereno, può giudicarla un bene e come un bene desiderarla.

Nel novembre del 1819 il Leopardi credette d'aver perduto perfino il desiderio della morte[353]; ma fu errore, simile a quello che gli fece credere a più riprese d'essersi chiuso alla bellezza e all'amore. Egli non istette mai lungo tempo senza nutrire quel desiderio nel petto; e però nella poesia che tutto raccoglie e rafferma il suo pensiero in sì fatto argomento, egli poteva scrivere una dozzina d'anni più tardi:

E tu cui già dal cominciar degli anni

Sempre onorata invoco,

Bella Morte, pietosa