la disfatta e il terrore dell'Asia, vinta a Maratona, si esprime in uno sconsolato grido; e al grido degli avi, e al suono dei popoli antichi, si contrappone il suono dell'età presente. Il poeta dirà sera delle umane cose e infelice scena del mondo, metafore suggerite da immagini visive; ma dirà pure suono della vita, e ascoltare il flutto dell'ore putri e lente. Affacciandoglisi al pensiero la morte, egli súbito corre con la fantasia

al suon della funebre squilla.

Al canto che conduce

La gente morta al sempiterno obblio.

Tutto ciò basta, parmi, a provare che il Leopardi, se non fu un visuale del tutto povero, fu tuttavia migliore uditivo che visuale.

Delle rimanenti attitudini sensorie del poeta, quali si possono rintracciar ne' suoi versi, non c'è gran cosa da dire. Il tatto vi si accusa appena in pochi epiteti, di cui molle è uno de' più frequenti[474]. Il gusto vi si appalesa principalmente con l'epiteto amaro. L'olfato vi tiene un po' più di luogo con molta uniformità di epiteti generici: primavera odorata, odorate piagge, odorati colli, Eden odorato, selve odorate della ginestra, dolcissimo odore della ginestra, profumo di fiorita piaggia, vie cittadine olezzanti di fiori, fumo de' sigari odorato. La immagine di Aspasia è nella fantasia del poeta associata col ricordo del profumo de' novelli fiori onde erano, certo giorno, tutti odorati gli appartamenti della bella ammaliatrice. Ciò potrebbe provare qualcosa, e trarci magari a discorrere di certe peculiari forme di erotismo, se la povertà degli epiteti notata di sopra non provasse in modo, a mio credere, perentorio che l'olfato non fu molto attivo nel Leopardi. Leggiamo, gli è vero, nei Detti memorabili di Filippo Ottonieri: «E paragonava universalmente i piaceri umani agii odori: perchè giudicava che questi sogliono lasciare maggior desiderio di sè, che qualunque altra sensazione, parlando proporzionatamente al diletto; e di tutti i sensi dell'uomo, il più lontano da poter esser fatto pago dai propri piaceri, stimava che fosse l'odorato»[475]; ma tutto ciò probabilmente il poeta disse per poter poi soggiungere, aforisma popolare di filosofia pessimistica, che delle cose buone da mangiare l'odore vince ordinariamente il sapore; nè parmi a ogni modo che quelle parole, non suffragate da altro, possano essere prese a documento della iperosmia del poeta[476]. Siamo qui ben lungi da quella iperestesia olfativa di cui si ha così notabile esempio nel Baudelaire; ma siamo anche ben lungi da quella e da altre consimili perversioni sensorie. I sensi deboli del Leopardi danno sensazioni deboli e scarse, ma non pervertite.

Quella che dicono attitudine motiva fu certo scarsa assai nel Leopardi; ma egli non visse già sempre in quello stato d'immobilità e di torpore di cui fanno ricordo la Vita solitaria e il Risorgimento; e se il muoversi gli era di noja, come dice egli stesso, seppe, nulladimeno, ritrarre il moto nelle parole e far muovere i versi. Gli epiteti di moto sono usati da lui con frequenza notabile; ed egli mostra certa inclinazione a rappresentarsi in movimento le cose, e sceglie volentieri, per significarle o rappresentarle altrui, immagini di moto. Egli dirà che la primavera esulta per li campi e il nembo per l'aere; che il tuono erra per l'atre nubi e le montagne; che l'aura, e il canto del passero solitario, errano per i prati e la valle. L'amore è una formidabil possa che tutto avvolge. Lo spirito erra pel delizioso mare della musica come

Ardito notator per l'Oceáno.

Lo sfogo di Saffo in cospetto della natura è tutto pieno d'immagini di moto:

Noi l'insueto allor gaudio ravviva