Negli uccelli, ciò che, dopo il canto, più piace al poeta che ne tessè l'Elogio, è quel loro sempre far festa, e eccirintar mille giri, e cangiar luogo a ogni tratto, e volar per sollazzo, e non istare mai fermi, e, insomma, esercitare continuamente il corpo. Al tranquillo raggio della luna egli vede danzare le lepri nelle selve; e, al sopravvenire del giorno, la fiera agitar per le balze la plebe delle minori belve. Vede, sui campi di battaglia, fluttuar fanti e cavalli[477]: vede
intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute.
Il Vesuvio si appresenta alla fantasia di lui essenzialmente quale sterminatore. Il poeta si gioverà pure d'immagini di moto a significare e simboleggiare fatti o morali o storici. Egli dirà l'onda e il turbo degli affetti; dirà che, violento irrompe nel Tartaro chi si dà volontario la morte. L'italica virtù giace divelta nella tracia polve;
dalle somme vette
Roma antica ruina.
Qua e là irrompono versi che danno impressioni di moto repentine e vivissime:
Prima divelte in mar precipitando,
Spente nell'imo strideran le stelle;
Ma se spezzar la fronte