Ne' rudi tronchi, o da montano sasso

Dare al vento precipiti le membra.....

Uno dei più vigorosi canti del poeta è consacrato A un vincitore nel pallone. Il poeta ha l'idea della forza, non avendone l'atto[478].

Ora, venendo per questa parte a concludere, stimo si debba dire che nella poesia del Leopardi i sensi non operano così scarsamente come taluno potrebbe credere; sebbene l'intelletto e il sentimento operino assai più; e sebbene l'operazione de' sensi possa sembrare davvero assai scarsa, quando si tragga il Leopardi a confronto con altri poeti. Un grande visuale il Leopardi non è; e se di questo bisognasse altra prova, basterebbe, credo, recare i luoghi delle sue poesie dove si discorre della primavera, e cioè di cosa più che altra mai atta a suscitare immagini visuali; e poi paragonarli con luoghi paralleli di altri poeti. Leggasi il canto che appunto Alla primavera s intitola; leggasi il Passero solitario: ben si sente in que' versi la primavera, ma non molto si vede, perchè il poeta non tanto bada alle sembianze di quella, quanto al pensiero e al sentimento che gli si muovono dentro.

Primavera dintorno

Brilla nell'aria, e per li campi esulta,

Sì ch'a mirarla intenerisce il core.

E questo è tutto, o quasi. Chi voglia aver viva la impressione della dissomiglianza, anzi del contrasto, dei procedimenti e dei modi, e di tutto quel più che potrebbe (non dico e non voglio dire dovrebbe) esserci in quei versi, legga, pur tenendo il debito conto della diversità grande delle nature ritratte, certe poesie del Leconte de Lisle, come La Bernica e L'aurore. Più che un visuale, il Leopardi fu un uditivo.

Passiamo ora a considerare altri aspetti e altri modi dell'arte leopardiana, e cioè quelli che hanno più propria e stretta attinenza con l'intelletto e col sentimento.

Del modo che teneva nel comporre diede notizia lo stesso poeta: «Io non ho scritto in mia vita se non pochissime e brevi poesie. Nello scriverle non ho mai seguito altro che un'ispirazione (o frenesia), sopraggiungendo la quale, in due minuti io formava il disegno e la distribuzione di tutto il componimento. Fatto questo, soglio sempre aspettare che mi torni un altro momento, e tornandomi (che ordinariamente non succede se non di là a qualche mese), mi pongo allora a comporre, ma con tanta lentezza, che non mi è possibile terminare una poesia, benchè brevissima, in meno di due o tre settimane. Questo è il mio metodo, e se l'ispirazione non mi nasce da sè, più facilmente uscirebbe acqua da un tronco, che un solo verso dal mio cervello»[479]. Questo passo è degno di tutta la nostra attenzione, dacchè ci fa instruiti di cose che importano; non meno alla storia psicologica che all'arte del nostro poeta.