[200]. Ben s'intende, del resto, che anche in ciò sono dall'uno all'altro differenze e contrasti. Un pessimista che col Leopardi ebbe non piccola somiglianza, il Senancour, incarnandosi nel protagonista di un suo romanzo, diceva: «La scène de la vie a de grandes beautés. Il faut se considérer comme étant là seulement pour voir. Il faut s'y intéresser sans illusion, sans passion, mais sans indifférence, comme on s'intéresse aux vicissitudes, aux passions, aux dangers d'un récit imaginaire: celui-là est écrit avec bien de l'éloquence». Obermann, nuova edizione, Parigi, 1840, lett. LXXX, p. 434. La prima edizione è del 1804, la seconda del 1833.
[201]. Epistol., vol. I. p. 362.
[202]. Epistol., vol. II, p. 314. E così s'accordava col padre, che in una lettera a lui aveva schernita quella eroica morte, chiamando il Broglio brigante volontario e pazzo. Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 261.
[203]. Trovo questa giustissima osservazione, insieme con quella che la precede, nel già citato scritto del Sully, Le pessimisme et la poésie; Revue philosophique, a. e v. cit., pp. 394, 398.
[204]. Deliberatamente dico frigidità fisiologica e non psicologica; questa non può essere imputata al Leopardi; e quanto a imputargli la prima, bisogna andar molto cauti; tanto più che il poeta stesso si contraddice, e la materia è intricata e difficile. Credo esageri di molto il Patrizi (op. cit., p. 114) quando scrive: «Egli nutrì sempre il saldo convincimento che gli stati d'animo, attraverso ai quali passò nelle sue relazioni con persone d'altro sesso, fossero al tutto esenti da bisogni fisiologici». Il Patrizi stesso, del resto, riconosce che tali bisogni ebbero parte non piccola nell'amore per la Targioni Tozzetti (Aspasia), e ricorda a questo proposito la testimonianza, anche troppo esplicita, del Ranieri (pp. 119, 120). Che il Leopardi amasse sopratutto l'amorosa idea, e, più che la donna reale, il fantasma che se ne veniva creando nella mente, è un fatto; ma è un fatto frequente nella vita psichica degli artisti, e che non prova tutto ciò che gli si vorrebbe far provare. Sant'Agostino, che fu bene, a suo modo, un artista, amò sopratutto, com'egli stesso ebbe a dire, il sentimento e la fantasia dell'amore (nondum amabam et amare amabam..... quaerebam quod amarem amans amare); ma non per questo si lasciò morir vergine; e il Rousseau, che si innamorava dei proprii fantasmi a tal segno da provarne ebbrezza e delirio, sapeva, a tempo e luogo, riconoscer quelli in creature reali e scendere di cielo in terra, e gustare qualche parte almeno della felicità sognata. È da credere che il Leopardi sarebbe pure alcuna volta riuscito ad imitarlo se avesse trovato donne più caritatevoli. Alfredo De Musset, dopo aver molto amato e troppo goduto, scriveva il Souvenir, per dire, in sostanza, che il sogno dell'amore e il ricordo dell'amore valgono più che l'amore stesso.
[205]. Vedi più specialmente Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, § 36; vol. II (Ergänzungen), cap. 31.
[206]. Dialogo della natura e di un'anima; Prose, pp. 81-3.
[207]. Prose, p. 467.
[208]. On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History, Lecture III. The Hero as Poet; ediz. di Londra, 1895, p. 75.
[209]. Vedi su di ciò Rutgers Marshall, Op. cit., pp. 143-4. Egli parla più propriamente di un campo di godimento (field of pleasure getting): io userò la parola campo a denotare più propriamente la estensione della nostra impressionabilità estetica, considerando il godimento come un fatto consecutivo alla impressione.