[502]. Lett. al Giordani, 12 maggio 1820; Epistol., vol. I. p. 272.
[503]. Vedi addietro, p. 339.
[504]. Appendice all'epistolario e agli scritti giovanili, pp. 248-9.
[505]. Non so se il Giordani si fosse lasciato persuadere dal Vida, il quale prescriveva, a chi volesse divenir poeta, assidua e diligente lettura di Cicerone.
[506]. Lett. del 30 aprile 1817; Epistol., vol. I, pp. 61-3.
[507]. Nè ad essa contraddiceva il Leopardi, quando, col Paciaudi, chiamava la prosa la nutrice del verso. Appendice all'epistolario, p. 243.
[508]. La metrica del Leopardi potrebbe dare argomento a lungo discorso; ma non è qui luogo da ciò. Il tema fu toccato già da parecchi; ma nessuno, ch'io sappia, ne fece trattazione ordinata e compiuta.
[509]. Per le questioni cui può dare materia il ritmo, vedi Neumann, Untersuchungen zur Psychologie und Aesthetik des Rhythmus; Philosophische Studien X (1894).
[510]. Veggasi ciò che scriveva al Giordani il 27 di marzo del 1817; Epistol., vol. I. p. 41.
[511]. Questo saggio fu pubblicato la prima volta nella Nuova Antologia, Serie IV, vol. LXVII (1897).